— Affidatevi a me, mia piccola amica, in questa prima ora di dolore... Affidatevi a me... Io non sono di quelli che cambian d'amore come cambian di casa...

Ha appoggiato, Mimì, il capo su la spalla di Fiorvante, senza parlare, la mano abbandonata, tutta l'anima tutta offerta.

E gli ufficiali son dietro di loro, non veduti, non sentiti. Una voce sussurra:

— Ahi!

Han veduto i due, stretti, uniti... E l'ufficiale che ha dato l'allarme si volta per far cenno ch'è il caso d'un rapido e discreto dietro-front... Ed ecco che ancora più in punta di piedi, in fila indiana, per non esser veduti, per non esser sentiti, gli ufficiali rivanno via, giù per le scalette della casina a mare di Mimì, verso il muretto di cinta tutto coperto e odorante di gelsomini... Scavalcato questo, tornati su la strada e nell'automobile che rifila via per il lungomare bianco di luna, uno degli amici esclama per tutti:

— Ecco fatto. Consolata!

E ridono. No, ragazzi, non è consolata, Mimì. È inconsolabile, anzi, Mimì. Se è lì, su la terrazza, la mano nella mano di Fiorvante, non cerca ella stasera un innamorato nuovo al posto di quello che l'ha abbandonata. Cerca un cuore che la comprenda e che col dolore altre volte provato faccia eco al dolore ch'ella prova per la prima volta. Cerca un braccio cui appoggiarsi, una mano in cui affidarsi. Cerca sopratutto di non esser sola questa sera tanto è disperata. Perduto il suo amore, cerca un amico. E questo amico è lì, accanto a lei, ed ella sente che questo amico d'una sera saprà essere l'amico d'una vita.

Ma Mimì è bella e la notte è notte d'amore. Cinge Fiorvante la vita di lei e fa per attirarla a sè. No. Mimì non vuole. Mimì si scioglie. Mimì non vuole gesti, non vuol parole. Vuole che nel suo immenso dolore una presenza accanto a lei le dica che non tutto, non tutto è finito anche se l'amore, che doveva essere eterno due ore prima, è, da un'ora, finito per sempre...

C'è tutt'il plenilunio in quelle due lacrime d'argento che scendon giù dai grandi occhi di Mimì in quell'ora di tristezza in cui è doppia la malinconia: malinconia di qualche cosa che muore e malinconia d'una cosa che nasce.

Quale più grande, fra le due?