E Mimì dice ancora col capo di no, di no... Ma Fiorvante non vede. Ha i gomiti su la balaustra, la fronte nelle mani, gli occhi laggiù tra nave e nave, tra catafalco e catafalco, a cercare tra i grandi sogni morti... Quante, quante volte ha sognato così?... Quante volte ha scambiato per una promessa di lunga fede sicura, per il giuramento fedele di tutt'una vita la breve speranza che l'ora o il luogo mettevano, per un momento di bontà, nel cuore di una donna?... Menzogne, illusioni... Sogni, grandi sogni morti, laggiù, nella notte, in fondo al mare...
14.
In automobile — carica quella povera macchina da far pietà... — gli ufficiali sono andati alla casina di Mimì per consolarla, per salutarla, per darle la buona notte e riprender Fiorvante...
E son lì, lungo il muretto di cinta del giardino, a guardar due ombre — Mimì e Fiorvante — intagliarsi, piccole sagome nere nel controluce della chiarità plenilunare...
— Guardali... Son lì... Piano... Avanti... Di sorpresa... Senza farci sentire...
E via, leggeri, a dare la scalata al muretto tutto coperto e odorante di gelsomini, via su per le scalette a mare della casina di Mimì, in fila indiana, in punta di piedi, per non essere visti, per non esser sentiti...
15.
E ora Fiorvante ha preso una mano di Mimì e l'ha portata alle labbra. Son lì, appoggiati tutt'e due alla terrazza a mare dal parapetto coperto d'edera, spalla contro spalla, testa contro testa, già cuor contro cuore...
— Vi ho voluto bene fin dal primo momento che vi ho veduta, dice Fiorvante a Mimì, fin da quando mi avete tirato il mazzo di rose...
E la mano di Mimì restituisce la stretta. E la voce di Fiorvante si fa più grave, più dolce e la pressione della mano è più forte: