37.
Mimì è al pianoforte:
E non le pesa
la lunga attesa...
Più fortunata sorella di pena... Quanto pesa a lei, invece, la terribile, l'interminabile attesa... E non può sentir quella musica... E chiude il piano e abbandona su le braccia, posate sul coperchio chiuso, la testa che tanto le duole...
38.
E c'è un'altra attesa, lì, alla Residenza Inglese, lunga attesa anche questa, e vibrante come l'altra, e come l'altra disperata nelle sue paure... Piccola miss sdraiata su le stuoie tra le serventi cinesi che, sedute accanto a te, ti fanno corona e vento coi ventagli di foglie di palma, da quanti giorni non hai più pace? Per la prima volta il tuo piccolo cuore, che sembrava tanto freddo e tanto saggio, palpita in disordine e in confusione...
Che vuoi? Che hai, piccola miss? Ami tu il giovane ufficiale venuto d'Italia con quel suo volto stanco che par così stanco di soffrire, con quei suoi grandi occhi sognanti che paiono così stanchi di sognare? L'ami tu, di già, veramente? Pare ieri. La prima volta che venne qui: non sono, non paiono, sei settimane. E ora sei presa... Sei veramente presa? Ti pare che non avresti potuto vivere se tu non l'avessi mai incontrato? Ti pare che non potresti più vivere, ora che incontrato lo hai, se un avverso destino si divertisse a dividerti per sempre da lui, a volerlo per sempre allontanare?
Come batte il tuo cuore, piccola miss, quando tuo padre ti parla dei ripetuti attacchi dei boxers, sempre più numerosi e sempre più gravi in questi giorni! È venuto una mattina Fiorvante, una mattina come tutte le altre — e forse era l'ultima. Da quella mattina tu non l'hai più riveduto. Adesso ricordi i particolari del saluto quando tu gli dicesti: “Arrivederci domani...„, come ogni giorno, ed egli, dopo una pausa, con la voce grave delle sue parole gravi, ti rispose, non come ogni giorno: “Arrivederci domani...„.
Allora quasi non avvertisti. Ora ricordi. Allora non avvertisti quella pausa, quell'esitazione, quell'ombra di dubbio che velava il suo volto... Ma ora rammenti che la voce gli tremava un poco, che un poco anche la mano gli tremava mentre stringeva la tua, ora rammenti che c'era come un disperato e silenzioso saluto in quel suo ultimo sguardo che si sforzava a parer sorridente.