— Non ricordare... Ora sono io, sono io accanto a te...
Libera, Mimì, la sua mano e si allontana un poco da Filippo. Parole ardenti e contatti le sembrano ancora sacrilegio. E i suoi occhi si fissan laggiù, sul mare, dove lo vide partire, donde non vedrà più il suo ritorno...
E non vede che più in là, appoggiato al loro stesso parapetto, anche Pierotto, schiantato senza il suo padrone, guarda il cielo, guarda il mare e, nell'ingenuità buona della sua anima, si dice cento volte al minuto:
— Potesse un giorno, per miracolo, ritornare...
52.
Alla Residenza di Sua Maestà Britannica, la sera istessa, luminarie, feste, musiche, danze, notte lunga sott'il cielo stellato di primavera. Fiorvante passeggia al braccio di Maud, per il giardino tutto fiori e tutto luce. Rivede ancora, Maud, il miracoloso modo di rintracciarlo, di salvarlo, la lotta corpo a corpo, sostenuta per istrapparlo alle sue catene e ai suoi carnefici, lo stato lacrimevole dei suoi vestiti e del suo volto tutto coperto di lunga barba... E la miracolosa fuga a cavallo — lei e Fiorvante sul medesimo cavallo — mentre la lotta fra servi cinesi e boxers ferocemente continuava. E il ritorno alla Residenza, e la gioia di tutti, e l'incontro col Residente che non crede ai suoi occhi, e il modulo di telegramma chiesto per avvertire tutti, sùbito, in Europa, e sopratutto la moglie, la moglie che lo piange per morto e non attende mai, mai, mai, questo suo incredibile, inverosimile ritorno...
E Maud, mentre vanno fra canti e suoni, ritrova la sua impressione dolorosa, lo spasimo acuto del suo cuore sentito nel momento in cui Fiorvante chiedeva quel modulo per telegrafare a sua moglie, un'ora dopo appena, un'ora dopo ch'ella, con un manipolo di servi, aveva lietamente, eroicamente e follemente arrischiato la vita per istrapparlo ai boxers di cui era prigioniero...
Giusto, giusto ch'egli abbia sùbito voluto telegrafare alla moglie... Ma quanta ingiustizia nella giustizia del cuore umano! E non poteva egli, poichè la moglie lo credeva morto, lasciarsi credere tale un giorno di più e dare a lei, per ventiquattr'ore almeno, l'illusione d'averlo salvato non per gli altri ma per sè?
Andando sempre avanti a loro sono usciti, dal cerchio di luce delle illuminazioni. Son fuori, adesso, lungi dalla Residenza, di fronte a un cielo di perla su cui splende, bassa, a fil d'orizzonte, ed enorme, una luna arancione. I canti cinesi e le musiche primitive che li accompagnano, stridule, discordanti, grattate, più che suonate, su le corde dure degli strumenti, non sono più che echi lontani portati loro bel vento fresco dalla zona illuminata che lasciano dietro le loro spalle. Dice Fiorvante la sua gratitudine:
— Mi avete, Maud, ridato la vita!