Maud ripensa alla donna lontana, al telegramma partito il giorno stesso:
— Vorrei che voi foste in grado di accettare il dono di tutta la mia!
Stretti l'uno all'altra son lì, come se tutto il rimanente mondo fosse abolito e l'universo altro non fosse che quel cielo di perla con quell'enorme luna arancione che sembra sempre più grossa, sempre più gonfia e dilatata, luna idropica d'Estremo Oriente, luna di caricatura cinese su una scatola di lacca, tra quei due alberelli vuoti come scheletri che la chiudono e l'incorniciano su l'orizzonte. Luna d'incubo. Ardor di primavera. Notte d'amore. E le loro bocche son per unirsi. Ma Fiorvante si ritrae e stacca Maud da sè:
— No... No... Non posso... Non devo...
E solo bacia la piccola mano fredda della fanciulla che s'abbandona a piangere su la sua spalla, di fronte all'enorme e goffa luna arancione che sembra piantata come un disco, quasi impiccata, su le punte aguzze, su l'esile forca dei due alberelli.
53.
La vanno ancora a trovare, quasi ogni giorno, anche nel tempo del suo lutto, anzi più che mai nel tempo del suo lutto, gli ufficiali, gli antichi amici, i «cari ragazzi». Eccoli lì. Son tutti intorno a lei. Di lassù, sott'il chiosco, in cima all'invisibile scaletta, sotto quella cupola d'edera che par fiorita su dal mare, ella li vede qua e là, uniformi bianche tra il verde, passeggiare, fumando, ridendo, al sole, nel suo giardino. Accanto a lei, lassù, c'è Ardea, solo, Ardea che ancora le parla del suo amore rinato con irresistibile violenza, del suo amore non interrotto mai:
— Ti amo... Ti amo... E tu amavi me prima di lui. E l'equivoco è nato... Io non ho mai cessato un'ora d'amarti... Ah, quali errori, anche amando, l'orgoglio consiglia...
E Mimì lo ascolta, gli occhi smarriti, l'affanno nel petto... È così sola, è così triste, Mimì, e ha amato tanto Ardea... Ma non vuole, non deve... Vuol rimanere fedele al suo morto... Potrà?... Vorrà sempre?... Già la sua parola, nell'ansia, tradisce il più profondo pensiero, il pensiero neppure a sè stessa confessato:
— No, non dirmi che mi ami... Non dirmi ancora, Filippo, che mi ami...