Nella spinta Mimì è caduta a terra. Vedendo i due uomini di fronte, pronti a colpire, vicini alla tragedia, Mimì si trascina a terra per giungere fino a Fiorvante e prendergli le gambe con le braccia avvinghiandosi tutta a lui, per allontanarlo da Ardea, per richiamar su di sè tutta la sua collera...
— No... No... Non ho peccato... Te lo giuro... Il passato è ritornato... Ma l'ho respinto... Lo scacceremo insieme... Sarò tua, tutta tua, come prima, per sempre...
E, forte lei adesso d'una forza che la disperazione le dà, si stringe sempre più a Fiorvante, sempre più l'allontana da Ardea immobile, e lo trascina, lo trascina, finchè, inciampando e sentendosi mancare, Fiorvante cade su la panchina e nasconde nelle mani il suo pianto disperato, soffocato...
Raggomitolato a terra, senza neppur respirare, Pierotto guarda... Vorrebbe ora, vedendo piangere così il suo padrone, tornare indietro... Vorrebbe... ma non è più possibile. Tutto è già avvenuto. E Mimì è ai piedi di suo marito.
E Pierotto, gomitolo buio in un angolo, si fa sempre più piccino, sopraffatto dalla tragedia, per non esser sentito, per non esser veduto...
61.
È notte. Fiorvante è nel suo studio appena illuminato da una lampada su la scrivania. Il marinaio, muto, immobile, è accovacciato a terra, cane sul tappeto, ai piedi del padrone, attento a ogni gesto del padrone...
Il padrone è li — da quanto tempo? — nel cerchio di luce della lampada gialla, un gomito su la tavola, il volto nella mano, gli occhi fissi laggiù nell'ombra, aperti, spalancati su la rovina. Finalmente Fiorvante si leva per andare alla biblioteca, in fondo, e prendervi un piccolo libro col quale ritorna alla sua scrivania e risiede, gomito su la tavola come prima, volto nella mano come prima. E il libro non l'ha aperto.
Dietro la vetrata del giardino c'è un'ombra bianca, che guarda, apre la porta e viene avanti piano, leggera. È Mimì, dolore errante per la casa, da ore, senza parola, senza riposo. Fiorvante non l'ha udita. L'ha veduta, però, il marinaio e, dalla sua cuccia, le fa cenno silenziosamente col braccio affinchè vada da Fiorvante e si getti ai suoi piedi.
— Avanti! Avanti!