E Fiorvante chiude il libro. La Storia della Dama dal ventaglio bianco è finita. E sul piccolo racconto filosofico Fiorvante si ferma a meditare...
63.
Un'ora è trascorsa. Al lume della lampada Fiorvante rilegge la lettera scritta per Mimì, lettera che poi depone lì, su la scrivania, sotto un cristallo, affinchè ella la trovi domattina... È una lettera d'addio, senza rimproveri. Il torto è sempre dei lontani, degli assenti. E chi è morto non deve ritornare a disturbare la vita di quelli che continuano a vivere non ostante i giuramenti fatti ai morti. Non c'è posto, fra gli uomini, nel loro continuo andirivieni, pei fantasmi che ritornano troppo tardi quando la vita, oltre la morte, è ricominciata...
Una valigia è pronta, lì accanto, col cappello di Fiorvante. Questi fa cenno al marinaio di prenderla.
— Andiamo!
E vanno, piano, per non destare nessuno, per andarsene così, senza saluti, senza pianti, così, scomparendo... Giunti su la soglia tra casa e giardino Fiorvante si volge un'ultima volta a guardare in quelle quattro pareti il nido distrutto della felicità, le care cognite cose tanto amate...
— Addio per sempre, casa del sogno d'una vita felice!
E, mentre chiude gli occhi su quel caro mondo che lascia, su quella felicità sognata e spezzata, un'altra felicità gli appare, lontana ma raggiungibile: Maud fra le sue donne, seduta a terra su le stuoie della Residenza, così assorta nel ricordo lontano, nel sogno cui s'è promessa per tutta la vita, che ad ogni colpo di tam-tam ella sobbalza, quasi dal sogno felice tornasse, d'improvviso, nel chiuso cerchio della realtà in cui le ali urtano e si spezzano...
64.
E, fuori, nella luna, d'innanzi alla bianca casetta addormentata fra stelle ed edera, appoggiato a un albero, mentre aspetta che Pierotto carichi i bagagli su la vettura che è laggiù, alla voltata, perchè nessuno possa udirne il nome, Fiorvante ascolta il sogno che muore e che gli parla: