— Sogno d'eterna e serena felicità io esco, amico, dalla tua vita. E tu ti trovi solo, adesso, più solo di quando io ti ho incontrato. Ma c'è una legge suprema che viene a separarci: questa legge si chiama tempo, questa legge si chiama lontananza, questa legge si chiama assenza. Non sono io, sogno tuo, nato dall'assenza d'un altro? E non sono io, sogno tuo, morto nella tua assenza? La volontà della vita è assoluta: poichè non vuol posti vuoti, fa dell'attesa una vana parola e un'inutile promessa, fa del ritorno un'inutile speranza e una folle illusione. Non si ritorna mai a quello che s'è lasciato. Mai si riallaccia, mai si riannoda quello che s'è interrotto. Se la vita perde una maglia tutto è da ricominciare. E tu sognasti l'amore, una sera, una sera di plenilunio come questa, davanti a questo stesso mare, tu sognasti l'amore e tu fosti forte, per ottenerlo, contro un assente. Ma l'assente è ritornato. La vita è ricominciata, diversa. E quello che è ritornato, per riottenere l'amore, è stato a sua volta forte contro te assente. E ora, poichè il posto è suo, non c'è più posto per te. Io esco dal tuo cuore. E tu te ne vai. La strada è nemica al destino degli uomini, è nemica del sogno di felicità poichè ad ogni passo è l'ignoto, poichè ogni giorno seppellisce nella polvere rossa della sua aurora il giorno che l'ha preceduto. E, per il cuore, è sempre domani...

Ma un'altra voce parla a Fiorvante, un'altra voce che è quella d'un sogno nuovo:

— Sì, per il cuore, la vita è sempre domani... Ed io sono, amico che riparti, il tuo domani... Se una felicità quaggiù t'è stata carpita, un'altra felicità tu hai lasciata lontano, ad aspettar follemente l'impossibile... Non sempre assenza vuol dire addio: talvolta assenza vuol dire eterno ricordo, insanabile rimpianto, disperata inconsolabilità... Domani, domani... Domani è la piccola donna rimasta laggiù, domani è la creatura eroica che t'ha salvato la vita, non per sè, ma per gli altri, non per tenersela, ma per donarla, ineffabile olocausto al diritto di quelli che son venuti prima... E tu, fedele al diritto di quelli che son venuti prima, hai lasciato un cuore appassionato senza speranze, per sempre... Ma il piccolo cuore ti disse: «Non avrò mai altro sogno se questo sogno è impossibile e non avrò mai altro amore se amarvi non m'è concesso...». Domani, amico, è laggiù, oltremare, oltre la tua vita d'oggi, oltre il tuo sogno caduto... Pochi giorni di navigazione verso la terra promessa... e tu sarai felice... Io, sogno, più leggero di te, volerò laggiù prima di te, dirò a colei che ti aspetta senza speranza: «Il miracolo è compiuto. E la tua felicità, cui dicesti addio per sempre, sta per ritornare...»

Ma Pierotto chiama, con voce sorda, dal cancello:

— Padrone, andiamo.

E Fiorvante va, quasi senza dolore, perchè ogni giorno seppellisce nella polvere rossa della sua aurora il giorno che l'ha preceduto. E, per il cuore, è sempre domani...

Domani...

65.

Fiorvante ha chiesto al Ministero di poter tornare ad imbarcarsi per l'Estremo Oriente. Da otto giorni, in compagnia d'un amico, seguito da Pierotto che questa volta non lo lascerà dovesse andare a nuoto fino in Cina, da otto giorni Fiorvante, a Montecarlo, attende che il Ministero risponda, che l'ordine venga...

Ma Pierotto entra come quando ha buone notizie da portare: un fulmine, a ciel sereno.