Col gesto, immobile, chiusa nel nero mantello, Grazia allontana i servi. E, rimasta sola, si getta ginocchioni ai piedi del fratello, gli bacia le mani e, fra i singhiozzi che le scuoton la gola, dice disperatamente al fratello addormentato:

— Perdonami, perdonami, Marcello!

E rimane lì, piangendo sommessa, accucciata a terra, umile, pentita, sgomenta, a passarsi sui capelli, quasi per farsi perdonare senza attendere il risveglio, dolcemente, dolcemente, in una lenta carezza, la mano del suo povero fratello che dorme dopo aver tanto sofferto senza di lei...

XXXI. «HO IO IL DIRITTO DI AMARE?»

Nella notte Grazia non ha trovato pace nè riposo. Avute nel delitto contro il fratello la rivelazione e la certezza del suo amore, tutta la crudeltà del suo destino e tutta la precarietà del suo bene le sono apparse. È stata, or ora, a baciar su la fronte Marcello che dorme nella stanza accanto alla sua. Le giunge, dalla porta aperta, il suo respiro più calmo, eguale. Quanto deve già amare ella Claudio Arceri se ha potuto, quel giorno, lasciar Marcello in preda al suo orribile male senza soccorrerlo, senza volare da lui, col cuore in gola, appena chiamata, come sempre faceva al primo, al minimo allarme!... Ora è ferma davanti a un cassetto che ha socchiuso e da cui ha tratto alcuni medaglioni, vecchie miniature di famiglia. Lassù, in montagna, la notte è ancora fredda e un po' di fuoco è ancora acceso, brace, non più fiamma, nel suo camino. E Grazia s'accuccia a terra, in quel po' di calore, in quel po' di luce rossa. E l'atroce domanda è nel suo cuore:

— Ho io il diritto di amare?

Guarda i medaglioni ad uno ad uno. Sua madre... Suo padre... Due suoi fratelli... La piccola Anna Maria a quattordici anni... Morti tutti così... Condannati tutti dal medesimo male...

E d'un balzo è in piedi, rigida, tragica, contratto il viso e disfatto, con le mani convulse a stringere i medaglioni sul petto entro cui freme, in un ritmo precipitoso del cuore in tumulto, la terribile domanda che mille volte s'è fatta, che mai s'è fatta però così atrocemente come quella notte:

— Ed io? Io?...

E ricade giù, di piombo, abbandonata da ogni sua forza, accanto al camino, in quel po' di calore, in quel po' di luce rossa. E ricorda. Ricorda com'ella ha vissuto finora. Si rivede errante ogni anno nei paesi del sole, Nizza, Mentone, il Cairo; si rivede, nella calda stagione, nei paesi delle eterne nevi dove l'ossigeno difende la vita minacciata. Non è forse il male entro di lei? Può ella credere d'esserne miracolosamente immune, mentre suo fratello, di là, lotta già contro l'insidia ogni giorno, può illudersi solo perchè le cure prudenti e una previdente igiene hanno forse ritardato il giorno dell'aperta condanna? Può ella credere d'essere salva solo perchè ha voluto tentar di salvarsi?