— No, non mi accompagnate. Rimanete così...
E si allontana. Poi ritorna. Prende nel vaso di cristallo le sue rose rosse. Le sfoglia su le pagine di Claudio da dietro le sue spalle. Claudio le afferra una mano, vi depone un bacio e con quella la trattiene, la tiene... Ma Grazia si scioglie dolcemente:
— No... Lasciatemi andare... È tardi... Mio fratello non sta bene... E mi attende...
Ed esce così, indietreggiando, senza levar lo sguardo di dosso a Claudio immobile alla scrivania. È alla porta. L'apre. Esce. Richiude. Claudio china il volto su le pagine bianche e su le rose rosse. Poi prende la penna. Cerca un istante, gli occhi in aria, e riprende il lavoro...
Ma la porta si riapre, cautamente, leggermente. Claudio, assorto nel lavoro, non ode. Grazia è rientrata così, e, in punta di piedi, cauta cauta, leggera leggera leggera, va fino al pianoforte per prender nell'altro vaso di cristallo l'altro mazzo di rose, le rose bianche, le rose di Rosetta, e portarlo via con sè. E, piano piano, leggera leggera leggera, guardando quelle rose non sue che non vuol lasciar lì, indietreggia, raggiunge la porta, l'apre, esce, richiude, senza che Claudio, assorto nel lavoro, si sia avveduto di nulla...
Fuori, nel giardino, Grazia distrugge con le mani febbrili le rose di Rosetta e ne fa una pioggia bianca su le aiuole intorno. Poi si chiude nel mantello — col suo delitto verso il fratello, col suo amore per Claudio, con la sua gelosia per Rosetta — si chiude nel mantello e fugge, fugge via, di corsa, di volo, per non perdere un minuto di più, un solo istante ancora, per essere sùbito, sùbito, da Marcello, dal povero Marcello, che ella, nella sua follìa, ha potuto... ha potuto... Oh, orrore!... Ha potuto...
Corre... corre... Ed eccola alla sua villa, nel suo giardino, su per le scale, nella gran galleria, alla porta della camera... Ed entra. Ma quand'ella entra sùbito i domestici, col gesto, ne arrestano l'impeto:
— Sssss... Dorme!
E mentre il vecchio servo guarda se il sonno e il respiro son tranquilli la vecchia domestica spiega:
— È stato tanto male... Ed ha tanto cercato di lei...