E come più oltre la musica si fa appassionata, ardente, travolgente, con tutto l'ardore, con tutto il furore del bacio... Come Claudio guarda, suonandola, Grazia... Come Grazia guarda, ascoltandola, Claudio... Il bacio è già fra loro, aereo ancora, non tòcco, in quei due sguardi... L'invito, la forza magnetica delle due giovinezze, è irresistibile. Ed eccoli, quando la musica cessa, prima su l'ultimo grido, poi su l'ultima nota ch'è un sospiro di voluttà, eccoli l'uno nelle braccia dell'altra... Non è, ancora, il bacio delle bocche... Grazia non vorrebbe... Claudio non osa... Ma è, irresistibile, più grande, più profondo, il bacio delle anime che si sono intese, che comunicano... È la gloria trepida, immensa, senza parole, dell'amore che incomincia...
XXIX. SOLO.
Nella stanza del malato dove già le lampade sono accese, un andare e venire di ombre in un odore grave di farmaci. È la voce di Marcello che geme:
— E Grazia... Grazia che non viene... Ma l'avete, l'avete veramente chiamata?...
Ora un colpo di tosse, atroce, gli spezza il petto di fuoco. E, ricadendo sui cuscini, il malato geme:
— Sto così male, così male... Chiamate, chiamatemi Grazia, ve ne scongiuro...
XXX. RITORNO.
.... e Grazia s'è levata, s'è strappata, quasi, dalle braccia di Claudio. Lo ha fatto sedere al tavolino e prepararsi a riprendere il lavoro.
— Mi piace, da lontano, di potervi pensare così: curvo su le vostre carte, a cercar la musica nel vostro cuore...
Ha già in capo la gran paglia di Firenze coperta di roselline. Claudio fa per levarsi. Ma Grazia lo ferma, col gesto, con la voce: