— Nulla... Nulla...

Sente, Grazia, tutto il suo delitto, ma lo compie, irresistibilmente, inevitabilmente. Non può staccarsi. È lì, inchiodata, nel suo martirio e nel suo amore. E c'è qualche cosa di più della gelosia per non farla muovere. C'è l'amore per non farla andare via. Ora l'istitutrice di Rosetta è entrata e Rosetta è pronta per andarsene. Ora non c'è più la sofferenza di lasciarli soli, lì, accanto alla finestra, vicini, vicinissimi, a parlare, a ridere... Rosetta, gelosa anche lei, le dice:

— Vieni anche tu?

Ma Grazia, l'aria ingenua, gli occhi bassi, quasi con un fare annoiato di dover restar lì per non saper dove andare, risponde:

— No... Rimarrò... Ancora un poco...

A malincuore Rosetta va via. Claudio l'accompagna, fuori, in giardino. Per la prima volta da che si conoscono e si vogliono bene le due amiche non si sono baciate separandosi. Grazia, senza più forze, s'è appoggiata, rigida, contro il muro. È lì, inchiodata, e la visione le appare della sua casa, di Marcello disteso sul divano, nelle torture atroci del suo male, nella terribile crisi... E quando Claudio rientra la trova così: rigida contro il muro, pallida con gli occhi sbarrati.

— Che avete?

Ma non ha nulla, nulla... Non si allarmi... Nulla... E va al pianoforte, e prende il foglio di musica, e lo mette sul leggìo... E fa sedere Claudio, e siede accanto a lui, di contro a lui, a guardarlo, ad ascoltarlo... Com'è deliziosa, avvolgente suggestiva quella musica... Come si fa leggera, arguta, preziosa per il concettino lezioso, leggiadro e artificiale che definisce il bacio:

.... un apostrofo roseo messo tra le parole

t'amo...