Ancora il medico — c'è un po' di pietà anche nei cuori stoici — tenta qualche consolazione blanda:
— Non creda questo... Può guarire.. Molte cure... La giovinezza ha meravigliose forze di difesa... Potrà un giorno aver la sua casa anche lei, i suoi figliuoli... Lo credo... Lo spero... Ma aspettare... Aspettare molto tempo, certamente....
Scuote il capo ancora, Grazia, cercando nella sua borsetta il denaro del consulto. Perchè spreca il medico quelle parole?
— No, dottore... Sapevo già... Ma prima d'oggi non ho mai voluto sapere... con certezza... Ma oggi era necessario... Oggi non potevo, non dovevo più illudermi...
Ha tratto dalla borsa la busta col denaro: cinquanta lire. E la rimette al medico con un sorriso e un ringraziamento. Quanto costa poco la verità! Una vita sa di dovere a tutto rinunziare, di dover lentamente durare per aspettar solo la morte: cinquanta lire! La scienza, con breve esame, uccide il sogno, l'amore, un'anima, chiude tutto un destino... Nulla. Una piccola busta presa con un gesto indifferente... Cinquanta lire! È la commedia atroce delle tragedie chiuse in uno solo, delle ore tragiche con persone indifferenti... Non ostante la condanna data e ricevuta, due sorrisi, due inchini, un ringraziamento! E, vinta, finita, distrutta, Grazia è uscita, fuori, nella sala d'aspetto. Le forze tese fino a quel punto non la reggono più. Ed ella cade lì, su una poltrona, accanto alla porta che il medico ha richiusa dietro di lei per riaprirla, fra due minuti (il tempo di segnar l'incasso e il numero della consultazione su un registro), per riaprirla, fra due minuti, su un'altra angoscia.
Due bambini gracili, macilenti ed un signore a lutto sono seduti accanto a Grazia che trae a sè i due bambini e interroga il padre toccandoli al petto:
— Malati?
E il padre, coprendosi gli occhi col fazzoletto, dice due volte col capo di sì, di sì...
Ha fra le sue braccia, Grazia, i due bambini esangui, intimiditi e docili.
— Così sarebbero, pensa, i miei figliuoli...