— Perchè piangi, signora?
E gli par così strano che ci sia qualcuno che piange lì; dove si viene ogni mattina, quando c'è il sole, per giuocare... Interroga già, quel bambino, come interroghiamo noi uomini: non per far dire agli altri ciò che loro preme sul cuore, ma per sapere noi, quando siamo curiosi... Ma il bimbo ha già in mano la palla... E, senza aspettar che Grazia risponda, già la tira, laggiù, ai compagni di giuoco che lo chiamano...
XXXV. ROSE BIANCHE E ROSE ROSSE.
Ora, mentre Claudio suona, Rosetta si leva e, preso il mazzo di rose bianche che ha portate con sè, le mette sul tavolino di Claudio dopo aver tolto dal vaso di cristallo le rose rosse di Grazia.
E, in una pausa della musica, spiega:
— Mettiamo qui, stamattina, le rose mie.... Quelle di Grazia sono già appassite...
XXXVI. «MADRE, CONSOLAMI TU!»
Nel giardino del convento della Collina Verde le piccole suore bianche sono in ricreazione. È l'ora in cui anche giuocare è malinconia. Vien su il crepuscolo da dietro la collina. Tramonta il sole laggiù, sotto quell'arco verde fatto dai pini, in un cielo di fiamme gialle.
Grazia è alla porticina del convento, appoggiata, esausta. Ha bussato e aspetta. E quando la suora guardiana apre il corpo di Grazia, senza più sostegno, cade dentro, nel convento, di piombo, come un corpo morto, come un corpo senz'anima, fra le braccia della suora che ha appena il tempo e che ha appena la forza di sorreggerlo...
Le altre suore sono accorse, tutte bianche attorno a Grazia tutta vestita di nero. Mentre vanno per il gran viale dei cipressi la sorreggono, quasi la portano. Chiedon con gli occhi trepidi alla piccola amica che cosa ella abbia, ma la piccola amica ha chiuso gli occhi e le labbra. Giungon così su lo spiazzo davanti alla Cappella. Anche la Madre Badessa corre incontro a Grazia. E Grazia, le mani giunte, le cade in ginocchio davanti: