Grazia ha nel corpo un sobbalzo di indignazione contro quell'imbecille e sul volto il disgusto e l'ira. Ma poi muta, d'improvviso. L'idea del sacrilegio le balena nell'anima. Ed ella guarda don Giovannino con un sorriso ambiguo e oscuro. Proprio in quel punto Claudio si volge dal pianoforte come a cercare Grazia, come a chiedere il suo consentimento. E questo supremo contatto dei loro spiriti ha deciso Grazia che risponde a don Giovannino approvando:

— Sì, sì, un «fox-trott»...

E gli offre le braccia, per ballare. Don Giovannino — che, dopo tutto, ha buon senso — è riluttante: gli par che non stia bene, che di ballare non sia il caso... Ma Grazia lo prende, lo trascina, lo domina. E il passo di «fox-trott» incomincia. Mentre Grazia e don Giovannino ballano Claudio continua a suonare. Due, tre volte si volge a guardare Grazia che balla. Il suo volto si oscura e i suoi occhi son febbrili e torbidi. Due, tre volte Grazia, a quello sguardo, si arresta. La musica e l'amore la riprendono. Il suo volto si trasfigura. Ma quando Claudio è per tornare a voltarsi Grazia riprende il ballo. Ora, d'un tratto. Grazia si sente mancare e quasi si rovescia nelle braccia del suo cavaliere sbalordito, il quale vorrebbe chiamare, dar l'allarme. Ma, con uno sforzo disperato, sùbito Grazia si riprende:

— Nulla, nulla... È passato... Avanti!

E ancora balla. E ancora una volta Claudio si volge a guardarla. Ancora una volta Grazia ha una sosta ed un gesto disperati. Ancora una volta Grazia riprende a ballare.

La musica spezzata in uno strappo, il colpo secco del coperchio richiuso e Claudio è in piedi, fremente, fermo, le braccia incrociate sul petto, guardando Grazia che, senza musica, continua ancora qualche passo. Poi, come se solo in quel punto avesse visto Claudio in piedi fisso a guardarla, si scioglie dal suo cavaliere. È per cadere. Fa due passi indietro e cade, infatti, su una poltrona. Rosetta e don Giovannino si slanciano verso di lei per soccorrerla. Ma, di nuovo, ella è sùbito in piedi. È stanca, affannata, ma tuttavia ride, si fa vento con un foglio di musica preso lì, sul tavolino. Claudio, sempre immobile, la guarda, conserte le braccia, il dorso al piano, finchè Grazia avanza verso di lui e gli parla, con voce e parole qualunque:

— È molto bello, signor Arceri, quello che avete suonato...

I due si guardano nelle loro due disperazioni, ma Grazia non regge allo sguardo di lui. Si fa dare la sciarpa, i guanti, il cappello. Si prepara, sorridendo, per andarsene. Sempre immobile, Claudio la guarda, conserte le braccia, appoggiato al piano. E Grazia, nel suo tumulto, col passo che le manca, col cuore in gola, con un sorriso straziante sul volto, fatto col capo un leggero cenno di saluto a Claudio, indietreggia, indietreggia sempre più sotto lo sguardo di Claudio che, immobile, con le braccia conserte, appoggiato al piano richiuso, la fissa, la fissa in una spaventosa e impassibile incredulità. Rosetta è tornata a mettersi accanto a Claudio, mentre don Giovannino, povero diavolo, impacciato, timido, senza aver capito ancora nulla, rigirandosi il cappello fra le mani e i perchè nella testa, ha seguito Grazia ed è uscito con lei. E, non appena Grazia è uscita, Claudio cade di piombo su lo sgabello del piano, desolato, i gomiti su le ginocchia, il volto nelle palme, mentre Rosetta si china su lui e, timidamente, leggermente, comincia a carezzargli i capelli...

Fuori nel giardino, don Giovannino vorrebbe condurre via Grazia, ma la voce di Grazia sibila:

— Voi andatevene... Ma andatevene, vi dico...