Troppo alto, sì... Ma Claudio è salito sopra una panchina e le mani si trovano finalmente e si stringono. E Claudio copre di baci la mano di Rosetta. E quella di Rosetta trema e lentamente si ritrae... Poi la voce di Claudio vien su:

— E ora parlami, parlami, piccola amata!

Ma Grazia, che non credeva di dover suggerire anche le prime parole, tace. E la mano di Rosetta s'agita dietro il suo dorso per chiamarla in aiuto... E Grazia si china a suggerire... Fra l'edera Rosetta abbassa il volto e getta giù a stento, ad una ad una, così come le coglie, le parole di Grazia. Giù Claudio ascolta. Ora Grazia, sempre nascosta, avanza, si avvicina, parla più basso, più fitto. E Rosetta, impacciata, smarrita, ripete, come può, alla meglio o alla peggio. Di tanto in tanto, da sotto, Claudia risponde:

— Come ti amo, Rosetta, mia musa, mia compagna, mia sposa!

E le parole cadono come colpi di clava sul capo e sul cuore di Grazia irrigidita nello spasimo... Sale ancora la voce di Claudio dal giardino notturno:

— Non parlar più. Rosetta... La notte è così dolce... E sa dir tante cose anche il silenzio, quando si ama...

Silenzio infinito della notte infinita... Ora la luna è apparsa. E i cipressi del viale si profilano sul cielo d'argento; e là sul piccolo lago sono i bianchi cigni addormentati col capo sotto l'ala. Un treno passa, nel silenzio, col suo rombo lontano, riempiendo il silenzio col suo fragore immenso e solo. Poi, passato il treno, tornato più grande di prima il silenzio, ancora la voce di Claudio riprende:

— E vuoi tu, Rosetta, che in questa notte divina il nostro amore abbia il suo primo bacio?...

Trepida, commossa, Rosetta non sa che dire... Si volge a interrogar Grazia con gli occhi... C'è prima un istante di silenzio. Poi, bassa, soffocata, la voce di Grazia, precipitosamente, risponde:

— Ma sì, sì, sì, digli di salire...