È umiliata, Grazia, è disfatta e si fa piccola piccola e trova lì, a terra, un mantello nero del malato e, pavida, vergognosa, ne avvolge e ne copre le spalle nude. La voce del fratello geme:

— Còpriti, còpriti... Non voglio, non posso vedere...

E la risposta di Grazia, umile, bassa, sussurrata appena:

— Son coperta... Càlmati...

Lo sguardo di Marcello si volge su lei. Le braccia avvolgono e l'attirano a un bacio:

— Così va bene... Perdonami, Grazia... Ma promettimi, promettimi che non andrai se non starò meglio, se non sarò più calmo...

E Grazia promette. E copre di baci, di piccoli baci innumerevoli, la mano ardente di Marcello.

LV. LA «FESTA CIRANESCA».

Nel giardino e nelle sale la «festa ciranesca» è nel suo pieno splendore, ma, non ostante l'eleganza e la signorilità che Grazia ha cercato di conferirle, è una festa paesana, chiassosa e disordinata. Quel mondo di provinciali in festa s'è diviso in due gruppi: quelli che vogliono veder tutto e sono in un continuo andirivieni che fa un gran chiasso e un gran disordine e quelli che non osano veder nulla e restano lì, per ore e ore, dove il caso della prima entrata li ha messi, su una poltrona, su una sedia da giardino, sotto l'arco d'una porta o appoggiati al tronco d'un albero. Quelli che sono mascherati sono i più vivaci. Nei giorni passati Grazia ha fatto loro provare come si dovevano divertire per divertire gli altri. E c'è Ragueneau che distribuisce paste e marrons glacés... E ci sono i cuochi della Rosticceria che sfornano, in un riflesso di lampadine rosse, grosse torte che, tagliate a fette, spariscono in un batter d'occhi. Qua e là, per le sale, i Guasconi intrecciano a duello gli spadoni. E c'è un gran roteare di colpi che sovente non cadono su le spalle dei duellanti ma su quelle degli invitati. Ne ha preso uno, curiosando, il maestro di scuola, così forte da fargli credere d'aver lussata una spalla. Azzimato nel suo frac, la bocca piena di pasticcini, don Giovannino si pavoneggia in un gruppo di damine secentesche. Il conte Spada, che è gran signore e gran lettré, gli ha detto or ora:

— Queste damine dovrebbero essere le précieuses ridicules dell'Hôtel Rambouillet... Ma le preziose son loro e il ridicolo sei tu...