E, ancora come ridestandosi, Grazia guarda tutti attorno, e si passa le mani su gli occhi. Ode il vocio del giardino, le musiche lontane, immagina la tragedia che si compie lassù. Getta un grido disperato, un urlo che è un nome:
— Marcello!
E fugge via, folle. E Rosetta la segue.
LXII. ULTIMA MUSICA.
Su l'aiuola che Grazia attraversa correndo i Guasconi son raccolti attorno a un flauto che suona mentre tacciono i pifferi. E Cirano, in mezzo a tutti, dice ora, a voce bassa, accordandoli al tempo del flauto, i bei versi famosi:
... Ascoltate, o Guasconi. Non più la marzia squilla
del piffero, ma il flauto della selva tranquilla...
LXIII. PERCHÈ?
Claudio è caduto di nuovo a sedere alla tavola, nel chiosco. Ha nelle mani i frantumi della coppa di Grazia.
— Uno scherzo?