— Madre... Madre... Sono qui per morire... per morire in mezzo a voi....

Che possono dirle le povere e buone amiche della Collina Verde? La vedono pallida, magra, distrutta, senza sangue, senza vita, tanto bella, più bella ancora in quello sfiorimento di tutto l'essere. Che possono dire? Che possono fare? Sanno tutte, oramai, la tragedia di Grazia. E stringono ancora più il cerchio attorno a lei sempre appoggiata al tronco del cipresso. Ancora più forte la Madre la stringe fra le braccia. E Grazia dice, in un sospiro:

— La mia vita è finita... La mia vita l'ho vissuta... nella felicità di un'altra...

E, muovendo lentamente la mano nell'aria, volge il capo e sorride:

— Come te, come te, mio povero amico Cirano!

E, all'albero accanto a quello contro cui è appoggiata, l'allucinazione le fa vedere... Sì, sì, è lui, è lui... È Cirano, come lei finito, come lei morente, come lei tutto nero, con quell'ultimo segno bianco attorno alla fronte, quell'ultima fasciatura dell'ultima ferita e dell'ultimo dolore...

E quando i suoi occhi impietriti non vedono più ciò che gli altri non vedono, Grazia torna a girar la testa e a prender la mano della Badessa:

— E, come lui il suo pennacchio, io porto a Dio il mio martirio!

Le bianche amiche della Collina Verde vorrebbero tutte avvicinarsi ancor più a Grazia, abbracciarla, baciarla, tentare ancora di confortarla... Ma Grazia, pronta, le ferma tutte col gesto. Ha un'altra volta gli occhi impietriti, il volto trasfigurato nell'allucinazione:

— Largo... Largo... Lasciate posto... C'è gente che viene...