[26]. Berti, T. Campanella, nella Nuova Antologia, luglio 1878, pag. 202.
[27]. Così nella sua opera De Sensu Rerum, lib. 3. cap. 11. Ma anche in molti altri luoghi egli parla de' maravigliosi pronostici di questa «indotta feminuccia» che era la sua carità, e che egli maritò, come disse nel processo. Avvertiamo che nel citare qualche brano dell'opera De Sensu rerum, diamo la preferenza a un ms. italiano «Del senso delle cose», che si conserva nella Bibl. Nazionale di Napoli (I, D, 54) e che rappresenta la ricomposizione originaria dell'opera dopochè era stata perduta: esso ci offre un modo di scrivere corrente, molto usato dal Campanella ma poco conosciuto, abbastanza rozzo ma assai curioso.
[28]. Ved. Doc. 1º, c, pag. 6. Ad esso fa riscontro un altro documento della stessa epoca e proveniente dagli stessi luoghi, che si trova nelle stesse scritture Partium, vol. 1477 fol. 208. Prospero Carnevale di Stilo, il cui nome incontreremo nel corso di questa narrazione, in data del 2 10bre 1598 si duole che alcuni cittadini, e tra gli altri un Bernardino Stolca che faceva l'arte di scarparo, per non pagare «si sono levati dall'arte con andarne a spasso».
[29]. Ved. Doc. 336, pag. 300; 337, pag. 301; 369, pag. 370.
[30]. Ved. per gli studii della puerizia, la lett. del Campanella a Mons.r Querengo sopracitata. L'essere stato fra Tommaso dapprima chierico fu deposto nel processo da lui medesimo, fin dal suo primo interrogatorio, e poi anche da altri; ved. Doc. 304, pag. 247; e Doc. 347, pag. 320.
[31]. Ved. Doc. 281, pag. 211, e la nostra Copia ms. de' processi ecclesiastici tom. 2º, fol. 277. Poniamo qui che nella Numerazione de' fuochi di Stilo per l'anno 1532 (vol. 1385 della collezione) si legge, «n.º 20. Agacius Zoleus an. 50; Angelica uxor an. 40». Non costui, bensì qualche suo nipote dovè essere Agazio Solea grammatico, di cui si parla nel testo; e lo si trova citato come testimone, con la qualità di Nobile «nobil. Agazio czolea» in un processo del 1572 (ved. Processi della Camera della Sommaria n.º 7654), «Acta inter univ.m Casalis Comini terrae Stili et univ.m Casalis stignani et alias». Quivi è registrato anche «not. Franc.º campanella».
[32]. Ved. Th. Campanellae Medicinalium, Lugduni 1635, lib. 6, cap. 2. p. 324.
[33]. Ved. De Sensu rerum, lib. 4, cap. 18.
[34]. Ved. De libris propriis Syntagma, ediz. del Crenius, Lugd. Batav. 1696.
[35]. Ved. nell'Arch. di Stato il vol. 170, fasc. 1. fol. 46 t.º della così detta Scuola Salernitana, che comprende le carte dello Studio di Salerno ed anche parecchie carte dello Studio di Napoli. Vi si legge: «Ego Julius Cesar Campanella de Stilo spondeo, voveo et juro, sic me deus adjuvet per haec sancta dei Evangelia». Notiamo ancora che verso la stessa epoca, e propriamente nell'anno 1586, le Matricole dello Studio di Napoli recano tra gli altri «Paulo Campanella de Stilo leggista», che dovea essere cugino di fra Tommaso e che troveremo menzionato nel corso della vita di lui.