[77]. Pel privilegio che conferisce l'ufficio sud.to a Nard'Antonio della Porta, ved. i Registri Privilegiorum vol. 34, an. 1540-42 fol. 94. Pel privilegio nobiliare di tutta la famiglia, ved. i medesimi Registri, vol. 30, an. 1534-49 fol. 241; esso è in data di Bruxelles 31 10bre 1548, e un po' più concisamente riproduce quello che diamo in esteso pe' De Rinaldis (risc. Doc. 2 b, pag. 6): non sapremmo poi dire se tale privilegio sia conciliabile col fatto che vediamo asserto, che cioè i Della Porta sieno stati nobili fin dal tempo degli Angioini.

[78]. Intorno a Gio. Antonio Pisano maestro del Porta, siamo in grado di dare qualche altra notizia al di là di quella raccolta dal Fiorentino presso l'Allacci: poichè fu lettore pubblico in medicina «pratica», e nell'Archivio di Stato non mancano documenti che lo ricordano. Cominciò le sue lezioni nel 1557 succedendo al Bozzavotra, con la provvisione di D.ti 80 annui, e vi rinunziò per vecchiaia il 18 8bre 1585, succedendogli per pochi giorni D. Antonio Alvarez, e quindi, morto costui, Gio. Geronimo Polverino. Ma nel frattempo diè lezioni anche di anatomia, la qual cosa dimostra la sua grande cultura, poichè nessuno aveva osato insegnarla dopo Gio. Filippo Ingrassia (1548-53). Vide stentatamente accresciuta la sua provvisione a D.ti 123 l'anno, con qualche altro meschino sussidio talvolta, come ad occasione della morte di Gio. Leonardo Colombino senese, lettore di jus civile, quando insieme ad altri lettori ne fece dimanda con un suo memoriale di cui ci resta una relazione così concepita: «Memoriale del magnifico ar. et. me. do. Jo. Antonio pisano lector ordinario de la lectura de la pratica con provisione de la R.a Corte de docati cento vinti tre lo anno sub data Neapoli xiij. Januarij 1567. in lo quale memoriale se expone per sua parte che havendo lecto multi anni la lectura de medicina con satisfactione de li audienti, et la provisione esser poco, et questo anno voler di novo fare la anatomia senza pagamento alcuno ad bono publico, per sua parte supplica V.a Excell.tia che delli denari del studio che avanczano per la morte de Colombino se li faczia gratia di qualche aiuto di costa di quanto restarà servita V.a Excell.tia». Il Pisano fu anche Protomedico dal 1570 in poi, e non lasciò alcuna opera ma molte ricchezze, come tanto spesso è accaduto e continuerà ad accadere in Napoli: nel 1586 divenne Barone di Pascarola, comprando questa terra da D.a Popa Carafa Marchesa di S. Elmo (ved. i Registri Privilegiorum vol. 79, an. 1586-87 fol. 32 e 192).

[79]. Poniamo qui una breve notizia di questo Codice tuttora non studiato, desumendola dagli appunti che ne prendemmo in Montpellier. In una lettera preliminare all'Imp. Rodolfo il Porta dice che gli manda l'opera da lui chiesta, dandola in iscritto affinchè non muoia seco, e ciò in cambio dell'amore che gli ha portato. La Taumatologia vi è rappresentata da un Indice diffuso che comprende 11 libri, la Criptologia è rappresentata da un libro in 15 capitoli, la Calamita da un trattato unico di 40 pagine, la Chironomia da due libri, il primo di 18, il secondo di 14 capitoli. Gli 11 libri della Taumatologia sono così intitolati: 1.º della prospettiva (vi si parla del telescopio, degli specchi etc.); 2.º delle cifre o numeri; 3.º de' veleni e antitodi; 4.º i rimedii della medicina (trovati da lui che ha avuto un corpo debole, e provati ogni giorno in sua casa su molti per cortesia); 5.º i più ascosi segreti della natura; 6.º della virtù de' numeri; 7.º della trasmutazione de' metalli; 8.º della medicina spagirica et distillatoria; 9.º dell'iconomia et accrescer l'entrata; 10.º i segreti della guerra; 11.º de varie operationi. Son distesi per intero soltanto il libro 2.º de' numeri in capitoli 47, e il libro 4.º de' rimedii (per errore detto pure 2.º) in capitoli 23, cominciando quest'ultimo con le parole «est praesens liber medicus» etc. Abbiamo detto nel testo che tra' segreti ve ne sono de' mostruosi: basterà citarne uno che per la sua oscenità vedesi ricoperto da una carta incollatavi sopra, la quale per altro non impedisce di poterlo leggere a trasparenza, spiegando tutto il foglio contro una viva luce; esso ha per titolo «ut coles in quantumvis magnitudinem et longitudinem excrescat; cap. 8»! Così nella Criptologia si parla della liberazione de' Demoniaci, di segreti ad amorem, di amuleti, di verghe che dimostrano tesori nascosti, e tutto ciò con una iattanza delle più disgustose. Evidentemente il libro fu scritto per uso e consumo dell'Imperatore, che si conosce essere stato oltremodo ghiotto di simili cose. Riesce poi perfettamente giustificata l'opinione del prof. Fiorentino, che la «Chirofisonomia di G. Batt. della Porta tradotta da un ms. latino dal Sig. Pompeo Sarnelli, Nap. 1677» rappresenti la traduzione della Chironomia del Codice di Montpellier: non abbiamo avuto modo di farne il confronto letterale, ma abbiamo rilevato il numero de' libri e de' capitoli che si riscontra in modo soddisfacente.

[80]. Ved. De sensu rerum, lib. 3.º cap. 13.

[81]. Ved. Campanellae, Medicinalium juxta propria principia, Lugduni 1635. — 1.º Nel libro 6º, cap. 6º, p. 395 si legge: «Utebatur Porta mirifico collyrio statim sanante, cujus non memini, sed in libro magiae suae inscriptum invenitur, et in mei repentinam oculi afflicti et sanguinei sanitatem coram multis perfecit, suis ipse manibus instillando». Infatti nella Magia del Porta, ediz. nap. del 1589, lib. 8, cap. 4, p. 153, è registrata la preparazione molto complicata di tale rimedio, che al Porta medesimo fu applicato da un empirico, e che egli si diè premura di acquistare dall'empirico «muneribus, praecibus, dolo, aere». E poniamo qui che nel ms. della Taumatologia, lib. 2, cap. 2, pag. 157 si trova invece registrato un collirio diverso, fatto col vitriolo di Cipro traslucido, strofinato e triturato sul fondo di uno scodellino di creta (fictile labellum) in cui vi sia acqua di rose o di fonte, sino a che questa divenga di colore cianeo florido, ovvero soltanto florido, da applicarsi poi nel seguente modo: «bombice aqua madefacto, clauso infirmo oculo cilia madescant, ut relaxato oculo, claudendo et reserando erebris ictibus versetur, donec cornea leviter vigetur, vel humescat paulatim» (questo serva a mostrare che la Taumatologia non è la riproduzione delle cose esposte nella Magia). — 2.º Nel lib. 6º, cap. 5º, p. 381 si legge ancora: «Ita evenit equitanti mihi tota die agitato incitatoque cursu: etenim obtuso dolore coxendices dolere coeperunt. Coenavi ex cerebro porcelli, inter coetera, quod fluxioni est aptum: dolui in profundis coxendicis cum somno executerer; eram adolescens 23 annorum, non multum eruditus in medicinalibus: bibebam frigidum, cum viro principe vescebar laute: ingravescebat dolor, et per menses plures decubui. Sanguinis detractio, in pede, et manu, spasmum fecit, abeante calore. Sanatus in balneis et sudatoriis Puteolanis saepe cantatis, donec omisso frigido potu et lauto vietu in peregrinationibus, exsiccatus, et per cauterium, incidi in febrem tertianam, quae me prorsus sciatica, et cauterio liberavit post duos annos». Successivamente, a pag. 383, si legge: «Sudatoria Agnanae mihi profuerunt». — 3.º Infine a pag. 368 è registrato il caso del P.e Maestro Aquario da lui curato.

[82]. Ved. nell'Arch. di Stato Lettere Regie pe' lettori vol. 1.º, fol. 15 e 34. Da altro fonte abbiamo che l'Aquario sia morto propriamente il 17 luglio 1591 (Chioccarello, De illustribus etc. parte ms. che conservasi nella Bibl. nazionale di Napoli). Egli si chiamava propriamente Mattia de Gibone della terra di Aquaro in Principato Citra, ed era stato lettore in Torino, Milano, Venezia e Roma, dove ebbe anche l'ufficio di Teologo del Card.l di S.ta Severina. Non cessò mai di essere un peripatetico accanito: il Campanella lo disse dottissimo, e tale veramente si mostrò nelle sue opere che furono parecchie; Additiones libr. fratr. Sylvestri Ferrariensis Rom. 1576, e Venet. 1605; Dilucidationes in 12 libros Aristotelis, Rom. 1584; Commentaria in libr. fratr. Joannis Capreoli, con una Vita Capreoli, un trattato De Controversiis in D. Thomam e un altro trattato De libris S.ti Thomae, Venet. 1589; Formalitates juxta doctrinam Angelici, op. post. Neap. 1605. Oggi il suo nome è dimenticato!

[83]. Per gli antecedenti di fra Serafino da Nocera ved. Quètif ed Echard, Scriptores ordinis Praedicatorum, Lutet. Parisior. 1721, tom. 2, p. 451. Per la carcerazione e il processo sofferto, ved. nell'Arch. di Stato in Firenze, Scritture Strozziane, Carteggio del Nunzio Aldobrandini; lett. da Roma del 7 marzo 1597, e 8 9bre 1600; e lett. da Napoli del 6 7bre 1596, 1º 1Obre 1600, 16 febb., 2 marzo, 16 maggio e 28 10bre 1601, 20 9bre 1602, 9 maggio 1603. — Aggiungiamo qui che nel nostro precedente lavoro sul Campanella (Il Codice delle Lettere etc. pag. 18), parlando di fra Serafino, avevamo messa in dubbio la sua qualità di lettore di S. Tommaso nello studio pubblico: ma nuovi documenti da noi rinvenuti non ha guari ce l'hanno mostrato lettore, bensì molto più tardi del periodo da noi contemplato, dal 1615 al 1627, anno in cui fu fatto Vescovo di Mottola (il 14 aprile), e poi morì dopo soli 5 mesi di Episcopato (29 7bre).

[84]. Non manca pure un altro grave argomento atto a far determinare la data e il luogo in cui questo trattato fu composto. Nell'opera De sensu rerum (lib. 4.º cap. 20) il Campanella disse che nella sua adolescenza era stato nemicissimo degli astrologi ed avea scritto contro di loro, ma che ne' suoi infortunii aveva appreso scovrirsi da loro molte verità. Poi nella lettera a Mons.r Querengo da noi pubblicata (ved. Il Codice delle Lettere etc. p. 61) disse che avea dannati gli astrologi «quando era di 19 anni», e in seguito avea veduto «altissima sapienza intra molta stoltitia loro albergare». Così questi due brani che si compiono a vicenda, mentre non contradicono essenzialmente a ciò che si è visto intorno alle sue relazioni coll'Ebreo astrologo in Cosenza ed Altomonte il 1588-89, fanno conoscere che vi sia stato un primo scritto nel quale si condannavano gli astrologi, naturalmente quello De investigatione rerum, composto nel 1587 e naturalmente in Nicastro.

[85]. Ved. gli elenchi delle opere del Campanella annessi alle sue lettere del 1606 pubblicate dal Centofanti, e al memoriale del 1611 pubblicato dal Baldacchini. Uno degli elenchi è riprodotto anche nel Doc. 520, pag. 600.

[86]. Op. cit. lib. 1.º, cap. 12: «nella prima compositione di questo libro che feci latino, et mi fu rubato da falsi frati in Bologna con altri libri, et hor mi bisogna refarlo per non haverli mai recuperato» (sic; non diversamente si legge nella stess'opera tradotta in latino e stampata).