[97]. Ved. per ciò che da noi è stato affermato la Lett. del Nunzio al Signor Statilio Paolini, del 10 luglio 1592, l'altra del 12 marzo 1593 etc. etc. Il documento pubblicato dal Palermo nell'Archivio Storico è del 1603.
[98]. Ved. le due lett. del Nunzio degli 11 febbraio 1600, e quella del Card.l di S.ta Severina de' 28 aprile 1600; Doc. 87-88 e 308 b, pag. 62-63 e 25 7.
[99]. Ved. Doc. 401, pag. 486.
[100]. Ved. Berti nella Nuova Antologia, luglio 1878, pag. 210. Notiamo ancora che il Berti s'inganna quando dice che l'andata del Campanella a Roma sia accaduta «nell'anno stesso che vi veniva pure carcerato da Venezia Giordano Bruno»: egli appunto ci ha fatto conoscere che il Bruno venne tradotto a Roma nel gennaio 1593, ed è nota da un pezzo una lettera del Campanella pubblicata dal Palermo, come son note diverse altre lettere pubblicate dal D'Ancona, che ci mostrano il Campanella nell'ottobre 1592 già in Firenze, e nel 1593 già passato a Padova.
[101]. Il Campanella medesimo ci fece conoscere tale circostanza nella «Defensio libri sui de Sensu rerum» premessa alla 2a ediz.e di quest'opera (Paris. 1637, p. 90), aggiungendo che i tre libri del Telesio proibiti furono quelli De Natura rerum, De Somno, e Quod animal universum ab unica animae substantia gubernatur, e che il medico suo amico e conterraneo, Tiberio Carnevale (latinamente Carnelevarius), rilevò dal S.to Officio le proposizioni da doversi correggere in que' libri e tra esse non c'era quella del senso delle cose. Riflettendo alle date, bisogna dire che tale ultimo fatto non abbia potuto accadere se non dopo il 1596, forse nel 1598, quando il Campanella ritornò in Napoli, dove il Carnevale abitava. Poichè l'«Index librorum prohibitorum cum regulis etc. auctoritate Pii IV primum editus, postea vero a Syxto V auctus, et nunc demum S. D. N. Clementis VIII jussu recognitus et publicatus», vedesi stampato in Roma «apud impressores Camerales 1596», e poi stampato ancora in Napoli, in 16.º, «apud Tarquinium Longum 1597». Bisogna quindi rimandare ad una data anche posteriore a tali anni l'essersi potuto il Campanella rassicurare, mercè Tiberio Carnevale, intorno alla censurabilità dell'opinione sua sul senso delle cose.
[102]. Non ci è sfuggito pertanto che nella prefazione del «Prodromus philosophiae instaurandae» pubblicato dall'Adami, costui promise un libro delle «Quaestiones», di cui disse, «hic loco erit librorum viginti, quos de universitate rerum conscripserat, qui deperditi fuere», e poi, nel frontespizio della «Realis philosophiae epilogisticae partes quatuor», lo stesso Adami, credendo di poter presto pubblicare anche le dette Quistioni, aggiunse, «quibus accedent Quaestionum partes totidem contra omnes sectas veteres novasque». Sapendosi che la Filosofia epilogistica e le Quistioni furono scritte in risarcimento del libro di Fisiologia perduto, come si vedrà a suo tempo, dovrebbe conchiudersi che le opere de Rerum universitate e la Physiologia sieno una cosa sola; tuttavia ricordiamo che dell'opera De rerum universitate si avevano «libri 2» non già 1, come si rileva dagli elenchi delle opere proprie dati dal Campanella, segnatamente dall'elenco dato nel memoriale al Papa del 1611, che fu pubblicato dal Baldacchini.
[103]. Ved. Campanellae De sensu rerum lib. 3.º cap. 9, e lib. 4.º cap. 17. — Una volta è ricordato un amato fanciullo di «D. Lelio Orsino nostro» che cadde di cavallo e morì, avendone D. Lelio prevedute in un sogno tutte le circostanze; un'altra volta son ricordate le aggressioni patite da D. Lelio in Napoli «dalli smargiassi pagati a darli morte», ed in Germania, mentre viaggiava, «da uno stuolo di rustici», nelle quali circostanze «con la vista» e «col deto minacciando», mentre non aveva armi, li disanimò e li fece voltare indietro. Così nel ms. italiano «Del Senso delle cose» altrove citato.
[104]. Poniamo qui un brano ridotto della tavola genealogica con le notizie intorno a D. Lelio dateci dal Litta (Famiglie celebri d'Italia tom. 8.º, tav. 28): ci serviranno per vedere quale sia lo stato presente delle nozioni intorno ad uno de' principali soggetti che figurano nelle faccende del Campanella:
Antonio Duca di Gravina, con Felicia di Pietro Ant. Sanseverino P.pe di Bisignano ebbe
| Giulia | |
| Lucrezia | |
| Ginevra | |
| Ferdinando Duca di Gravina | |
| Maria | |
| *Lelio | |
| Pietro ecclesiastico | |