[250]. La credenza che il Campanella avesse il diavolo nell'unghia dovè diffondersi al punto, che la si trova pervenuta anche in Roma più tardi ed in un modo ancora più goffo; confr. il Doc. 202 e, pag. 101.
[251]. Vedremo che le richieste e i desiderii suddetti si ebbero da Gio. Tommaso Caccìa di Squillace, Geronimo di Francesco di Stilo, Gio. Tommaso di Franza e Gio. Paolo di Cordova di Catanzaro, Felice Gagliardo di Gerace.
[252]. Nella Numerazione de' fuochi di Stilo (vol. 1385 della collezione), al fasc. per l'anno 1641, tra' nomi dell'estratto della vecchia numerazione, vale a dire dell'anno 1596-98 si leggono i seguenti: «n.º 200. Paulo Contestabile a. 52; Porfida uxor a. 52; Giulio f.º a. 26 (sic); Geronimo f.º a. 30 (sic); Fabio f.º a. 24; Marcantonio f.º a. 22; Clementia famula a. 26; Giulio Vitale fam.º a. 2.». Dall'ordine di successione de' nomi si vede chiaramente che sono state qui scambiate tra loro le età rispettive di Giulio e di Geronimo: così nel processo di eresia, sotto la data 1600, Giulio è detto di anni 33. — Inoltre: «n.º 83. Geronimo f.º di Geronimo di Francesco a. 23; Laudomia uxor a. 15; Cornelia mater, uxor secunda pred.i Hieron.i a. 50; Catarinella Vasile famula a. 46; Pietro Paulo f.º di d.a Catarinella a. 15; Gio. Angelo f.º d.a pred.a Catarinella a. 12; Francesco f.º di d.º Geronimo a. 4; Hieronima f.a a. 2.». Ed al fasc. per l'anno 1630: «n.º 170. Laudomia Contestabile vedova del q.m Geronimo di Francesco a. 40; Sir D. Antonio di Francesco f.º sacerdote canonico di Messa a. 30; Paulo f.º soldato, huomo d'arme di S. Donato a. 26; Carlo f.º clerico.....» etc. etc. Qui si vede che l'età di Laudomia è indicata con molta cortesia, come lo dimostra evidentemente l'età dei figliuoli. E non sarà inutile notare che il Capialbi (Doc. inediti p. 18-19 nota) s'inganna certamente in tutto e per tutto circa la genealogia di Marcantonio Contestabile. — Quanto poi ai Carnevali, parimente nobili di Stilo, dapprima nella numerazione del 1545 si legge: «n.º 86. Joannes baptista Carnevale a. 30; Dianora uxor a. 25; Joannes franciscus filius a. 7; Prosper filius a. 3. Poi nell'anzidetto estratto della numerazione vecchia (1596-98) si ha: «n.º 209. Prospero f.º di Gio. Battista Carnevale a. 54; D. Fabritio f.º a. 23; D. Gio. Francesco fratre a. 60». Ancora: «n.º 249. Gio. Paulo f.º di Prospero Carnevale a. 25; Angelica uxor a. 20; Francesco f.º a. 1; Giovannella pandolfo famula a. 50». Inoltre: «n.º 864. Fabio Carnevale f.º di Prospero a. 25». E nell'elenco de' Focularia addita per comprobationem veteris numerationis si legge: «n.º 512. Dottor Tiberio Carnevale f.º del q.m Prospero a. 24. [dissero habitare nella città di Napoli da anni 40» (si ricordi che il fasc. è del 1641). — Ecco ora i documenti riferibili alle qualità delle persone ed alle inimicizie. 1.º Arch. di Stato, Reg. Partium, vol. 1512 fol. 177 t.º Avviso all'Audienza di Calabria perchè non sieno molestati i fideiussori di Geronimo Contestabile n. j. d. e Geronimo di Francesco, i quali abilitati ad avere la casa di Gio. Geronimo Morano in Catanzaro loco carceris con fideiussione di D.ti 1000 per ciascuno, si sono presentati in Vicaria; 20 febb. 1595. — 2.º Ibid. vol. 1355 fol. 44. Ricorso dell'Università di Stilo contro Geronimo di Francesco rieletto Sindaco de' nobili senza che siano passati i tre anni voluti dalle prammatiche; deve desistere; 20 7bre 1595. — 3. Reg. Sigillorum vol. 31 (an. 1595); «a 24 de novembre; Lettera ala Vicaria per la quale se fa gratia à Marc'antonio conestabile de la pena incorsa del homicidio commesso in persona de paulo campaczo, ha pagato per elemosina D.ti 170 per la fabrica de S.to dieco» (i Santi facevano assolvere anche dagli omicidii purchè si pagasse bene a' loro custodi). — 4º Reg.i Curiae vol. 38, fol. 120 t.º Let. Vicereale all'Audienza di Calabria: «Magnifici viri etc. Dal Rev.do Arciprete di Stilo ci viene scritto come marco antonio connestabile con altri li dì passati lo insultorno armati de arme prohibite sotto pretesto che sia accorso a prendere un beneficio che pretendeva un clerico giulio connestabile si come dalla copia che con questa ve se invia più largamente vederete, supplicandoci che per esserne quelle persone potenti fossemo serviti provedere al loro condegno castigo....» etc. conclude che pigli informazione «et doni subito particolare et distinto aviso. Dat. Neap. 10 aprile 1598.» — 5.º Reg. Partium vol. 1477 fol. 98 t.º Fabio Contestabile si duole essere stato impedito dal Capitano e Giudice di Stilo nell'ufficio di Maestro di camera di d.ta terra, ad istanza di certi di casa Carnelevari ed altri, mentre trovasi regolarmente eletto in sostituzione di suo fratello Geronimo Contestabile; 28 7bre 1598. — 6.º Reg.i Curiae, vol. 43, fol. 110: «Al mgn.co don diego de vera. Mag.co vir etc. Dal Mag.co Governatore della città de Stilo con sua lettera delli 25 del passato mese di giugno ci viene scritto li delitti et eccessi che per Paulo Contestabile con quattro suoi figli, et uno genero nomine Geronimo de francisco sogliono commettere; et il termine imperioso che usano con li officiali regii et altre persone....» etc.; conclude che «s'informi del d.to negotio e scriva acciò si possa ordinare lo de più s'haverà da esequire. Dat. neap. 29 luglio 1598». — 7.º Arch. di Firenze, Carteggio del Nunzio Aldobrandini, filz. 213, Lett. da Roma del 4 agosto 1600, col seguente memoriale al Papa che si rimette al Nunzio: «D. Gio. Francesco et D. Fabricio Carnevale de Stilo diocesi de Squillace humim.te fanno intendere à V. B. come falsamente con reverenza se ritrovano inquisiti nella Corte dell'Ill.mo Nontio de Napoli de negotii illiciti et recettatione de forusciti à querela et denuntia de Geronimo contestabile et Geronimo de francesco cognati, inimici capitali di essi supplicanti et de luoro fratelli; si sono esaminati contra di essi Paolo contestabile, clerico Giulio, et Fabio et Marcantonio figli del d.to Paolo, tutto per haver remissione del tentato homicidio in persona di Gio. Paolo Carnevale fratello de D. Fabritio e nepote de D. Gio. Francesco.... etc.; D. Gio. Francesco ha 70 anni et è vecchio, D. Fabritio ha cura di anime, e dimandano che le dette cause di ricetto di fuorusciti siano commesse al Vescovo di Squillace, dopo di aver transatte col Nunzio quelle de' negotii illiciti, mentre il Gio. Marco Antonio contestabile se ritrova forascito in campagna con comitiva, che facilmente per strada procureria uccidere essi supplicanti». A questa lettera fa riscontro l'altra del Nunzio, ved. filz. 230, lett. del 25 agosto 1600, con la quale dice essere uno dei ricorrenti contumace della sua Corte, perchè malgrado il precetto si partì da Napoli, e reputar bene che la causa sia lasciata in Napoli. — Per la deposizione di Giulio Contestabile circa l'inimicizia, ved. Doc. 333, p. 295.
[253]. Ved. la depos. di fra Pietro, Doc. 348, pag. 325. Ma circa l'incidente del brutto titolo dato dal Campanella a Gesù crocifisso, dobbiamo pure fare avvertire che una delle sue idee fu sempre il voler vedere nelle immagini Gesù trionfante in gloria piuttostochè Gesù suppliziato a modo degli schiavi: e così la croce gli riusciva sgradevole; e vedremo che una volta, in presenza di una croce piantata sul margine di una via, disse al Petrolo che quella «gli facea mal'ombra». Nelle Poesie (ved. Doc. 510, pag. 578, e D'Ancona p. 35), appoggiandosi anche all'opinione di S. Bernardo, egli cantò la sua idea favorita in quel Sonetto che dice:
«Se sol sei hore in croce stette Christo
. . . . . . . . . . . . . . .
che ragion vuol, ch'e' sia per tutto visto
depinto e predicato frà tormenti» etc.
[254]. Ved. Doc. 401, pag. 484. — Quanto a' documenti intorno alle persone delle quali sopra si è parlato, essi sono tratti del pari principalmente dalla Numerazione de' fuochi di Stilo. — Nell'elenco de' fuochi della vecchia numerazione 1596-98, che si diedero come estinti nel 1641, si legge: «n.º 9. Bernardo Prestinace U. J. D. f.º di Alfonso a. 66; (*) Gio. Gregorio f.º a. 20; Berardina f.a an. 10». — Nel solito estratto poi della detta numerazione inserto nello stesso fasc. del 1641, si hanno i nomi seguenti: — «n.º 186. Ottaviano f.º di Mase Vua a. 59; (*) Fulvio f.º a. 24; Tiberio f.º a. 20; Francesco f.º a. 11» etc.; e notiamo pure che questo Fulvio Vua nelle Difese del Campanella, scritte più tardi, trovasi detto Sindaco di Stilo (ved. Doc. 401, pag. 479). — Inoltre: «n.º 245. Giulio fratre di Ottavio Sabinis a. 14 (sic); (*) D. Giovanni Jacovo fratre a. 23; Giulia mater a. 70»; «n.º 69. (*) Tiberio f.º di Vincenzo Marolla a. 41; Fraustina uxor a. 28; (*) Scipione f.º a. 11; Marcello f.º a. 4; Gio. Luca f.º a. 2; Benegna f.a a. 12»: — Ancora: «n.º 29. (*) Giulio Presterà A. M. D. a. 24; Giovannella mater a. 61». Quanto a Francesco Vono, che il Campanella nella sua pazzia chiamava anche Cicco Vono, ricordiamo trovarsi citato dal Parrino pel 1641, a tempo del Vicerè Duca di Medina las Torres, il vecchio capitano «Francesco dell'antica famiglia Bono di Stilo, il quale avea negli anni suoi giovanili sodisfatto alle parti di valoroso soldato». — Aggiungiamo che nella sua Dichiarazione il Campanella nominò pure Gio. Paolo Carnevale e Marcello Dolce tra coloro a' quali avea parlato delle mutazioni. Sul primo abbiamo già date le notizie opportune: sull'altro dobbiamo dire che era a dirittura un giovanetto. Abbiamo infatti nello stesso elenco suddetto de' fuochi che si diedero come estinti: «n.º 62. Anniballe f.º de Jo. Cesare del Dolge a. 50; Dianora uxor a. 45; Gio. Cesare f.º a. 20; Horatio f.º a. 10; (*) Marcello f.º a. 12»; e dobbiamo aggiungere che nel processo di eresia svolto in Napoli, una testimonianza di Geronimo di Francesco raccolta il 7 aprile 1601 lo disse già morto.
[255]. Riguardo al figlio di Nino Martino ved. quanto abbiamo detto a p. 131. Riguardo a' Grassi, nominati poi anche dal Pizzoni, il quale li specificò meglio dicendoli figli di Jacovo Grasso, daremo più in là documenti da noi trovati nell'Arch. di Stato, che li mostrano volgari fuorusciti e malfattori.