III. «In hoc volumine sunt: Tertius: Defensiones fratris Dionisii Pontii, Defensiones fratris Jo. Baptistae de Pizzone, Comparitio fratris Petri de Stilo declarantis nolle facere defensiones et expediri, Informatio capta de furore Campanellae. Copia informationis captae per Ill.m et Rev.m episcopum Squillacensem etc., Summarium factum in S.to Officio de Urbe... in causa fratris Thomae Campanellae et aliorum fratrum ordinis predicatorum pro causa ad S.m Officium spectante». Anche qui il titolo dispensa dalle spiegazioni. Il processo difensivo va dal 7bre al 9bre 1600, e vi si fanno notare gli esami a difesa di fra Dionisio, accompagnati da parecchie copie di documenti provenienti dall'altro tribunale; gli esami a difesa di fra Gio. Battista di Pizzoni, seguìti da altri fatti più tardi per accertarne la morte avvenuta nel carcere; gli esami di 10 testimoni che affermano la pazzia del Campanella, onde per lui non si può più procedere agli esami difensivi. Nel Sommario di tutta la causa redatto in Roma (giacchè sempre si mandavano a Roma tutte le carte de' processi di S. Officio che non erano addirittura lievissimi, e di là se ne dirigevano le fila e s'inviavano le condanne o le assoluzioni deliberate in Congregazione) si fanno notare diversi appunti sul processo, un cenno di diverse irregolarità, contradizioni e dubbi, e da per tutto il più grande interesse per la verità. — A questo volume si può anche riferire un altro fascio di scritture analoghe ed importantissime, che non fanno propriamente parte del processo e sono di altra provenienza, essendo state trovate fra le carte rimaste presso il Vescovo di Caserta, che sostituì come giudice il Vescovo di Termoli morto durante lo svolgimento della causa. Eccone il titolo: «Summaria facta in urbe, et neapoli per Dom. Benedictum Mandina Episcopum Casertanum bonae memoriae. — Reassumptum inditiorum et aliorum quae videntur constare... contra subscriptos Fratres carceratos tanquam complices Fratris Thomae campanellae, et quae in eorum defensione ponderantur». — Sono i Sommarî completi de' processi non solo offensivi ma anche difensivi; e in essi gli appunti non si limitano agli andamenti de' processi, ma si estendono alle persone de' primi processanti Marcianise e Nizza, e vi si citano inoltre i giudizî del fu Vescovo di Termoli desunti dalle lettere da lui scritte a Roma. Dippiù sono i Riassunti degli indizî co' voti dei Giudici, riferendosi il voto di ciascuno, contro fra Pietro Ponzio, fra Paolo della Grotteria, fra Giuseppe Bitonto, fra Pietro di Stilo, fra Domenico di Stignano, fra Silvestro di Lauriana e fra Dionisio Ponzio, i soli frati rimasti giudicabili, mentre il Campanella con la sua pazzia si sottraeva al giudizio. Evidentemente questi Riassunti co' voti dei Giudici si mandarono a Roma e servirono di base alla deliberazione della Sacra Congregazione: e vi è annessa la Lettera del Card.l Borghese che partecipa tale deliberazione mandata in copia al Mandina, la quale presenta qualche leggiera variante a fronte di quella già conosciuta e ripetuta anche nel volume seguente.
IV. «Quartus processus compilatus in causa fratris Thomae Campanellae et aliorum fratrum ordinis predicatorum inquisitorum et carceratorum pro causis ad Sanctum Officium spectantibus, post commissionem admodum Illustris et Rev.mi domini episcopi Casertani». — Questo volume importantissimo, rinvenuto più tardi in un'altra collezione, rappresenta l'ultimo periodo della causa, che pel Campanella corre dal marzo 1601 al gennaio 1603. Oltre alcuni nuovi articoli addizionali contro di lui, esso reca le sue difese scritte, presentate da fra Pietro di Stilo come già composte prima della pazzia, ricopiate da altri e fornite di aggiunte e correzioni di mano di fra Tommaso: queste consistono in una elaborata arringa e negli Articoli profetali, e riguardano propriamente il fatto della congiura. Reca inoltre il terribile atto del tormento della veglia, durato 36 ore, che fu ordinato dal Papa in Congregazione per scovrire la simulazione della pazzia, e non già dato dall'altro tribunale per la ribellione come finora si è creduto. Reca i certificati de' medici intorno alla pazzia scritti dopo il tormento. Reca l'incidente di una rissa accaduta tra frati e laici nelle carceri, dopo la quale si fece una ricerca e si rinvennero molte scritture di diverso genere, carte di sortilegio, corrispondenze, poesie, e tra queste le poesie del Campanella raccolte da fra Pietro Ponzio. Reca ancora nuovi esami in difesa di fra Dionisio, che presenta sempre nuovi articoli prima di fuggirsene dalle carceri; tra questi esami quelli relativi ad una voluta ritrattazione del Pizzoni prima che morisse. Reca infine l'informazione sulle scritture trovate, la deliberazione venuta da Roma intorno al Campanella e agli altri frati, e le sentenze pronunziate. — A questo volume vanno uniti i conti della spesa delle ultime somme di danaro, le quali si facevano venire da' conventi di Calabria per sussidio de' frati, essendo i compagni del Campanella rimasti in carcere fino al giugno 1604.
V. «Scripture (sic) seu secreta manu scripta prohibita inventa in archa fratris Dionisii Pontii in Castro novo cum relationibus Rev.di Theologi de illorum qualitatibus». — È questo un volume di allegati al processo, che comprende tutte le scritture trovate presso i carcerati, e non solamente quelle che stavano nella cassa di fra Dionisio; ve ne sono perfino alcune trovate già in Castello dell'ovo presso Felice Gagliardo, uno de' complici nella congiura. Specialmente a questo giovane di vivacissimo ingegno, ma di animo guasto, appartengono diverse scritture di sortilegi, corrispondenze con fuorusciti di Calabria, e certe curiose produzioni letterarie, poesie in italiano ed in dialetto calabrese. Ma la parte cospicua del volume è rappresentata da 82 poesie del Campanella, delle quali soltanto 14 o 15 sono conosciute ed anche con varianti. Esse riescono di un'importanza grandissima specialmente per la storia, avendo d'altra parte quasi tutte ben poco valore letterario.
— Dànno poi materia per un VI. volume le scritture seguenti, anche di S.to Officio, che non fanno parte de' processi del Campanella, ma vi stanno bene come appendice, illustrando la vita di lui, de' frati e di alcuni laici implicati nella congiura.
a. — «Contra Horatium Santa Croce de Civ. hieracensi Prov. Calabriae, Felicem Gagliardum predictae Civ.is hieracensis carceratum in Castro novo, qui scripsit, et transcripsit secreta et alia scripta, descripta et contenta in actis fratrum, et que fuerunt reperta in archa fratris Dionisii Pontii». — È un processo intorno alla rissa e alle suddette scritture trovate in Castello; vi sono uditi diversi frati, e finisce coll'abilitazione del S.ta Croce, e col tormento, coll'abiura e coll'abilitazione anche del Gagliardo. Va dal 13 gen.º 1602 al 2 marzo 1604.
b. — «Denuntia magna facta in magna Curia Vicariae de quam pluribus heresibus de se et aliis, tempore quo erat condennatus ad ultimum supplicium, per Felicem Gagliardum de Civitate hieracensi». — Questa scrittura contiene particolari curiosissimi e gravi intorno al Campanella, pel tempo nel quale trovavasi con lui carcerato il Gagliardo, essendo costui tornato in potere della giustizia per un omicidio commesso dopo la sua liberazione. È del 5 luglio 1606.
c. — «Informatio capta per Rev. Vicarium Civ. Neocastri prov. Calabriae ulterioris contra fratrem Petrum Pontium ordinis predicatorum ejusdem civitatis». — Riguarda uno scandalo dato da fra Pietro dopo la sua liberazione, avendo in Chiesa pubblicamente protestato contro un Cappuccino che predicava l'Immacolata Concezione. Caratterizza fra Pietro, chiarisce il credito di questi frati dopo il processo, dà qualche notizia di fra Dionisio fuggito in Turchia. Va dal dic.e 1604 al gen.º 1605.
d. — «Contra fratrem Petrum Calabrum ordinis predicatorum carceratum in carceribus Castri novi, et fratrem Andream Casalis Corsani ordinis S. Augustini carceratum in carceribus Magnae Curiae Vicariae». — È un processo in sèguito della denunzia di un Lelio Macro di Pietrafitta già carcerato in Castel nuovo e condannato a morte per altre cause, il quale dà per fatto, ovvero anche finge, che un fra Pietro Domenicano (sicuramente fra Pietro di Stilo) avea voluto indurlo a credere molte eresie. Vi sono notizie del Campanella, anche per parte di altre persone di Stilo che vennero esaminate. Va dal luglio all'agosto 1605.
Come si vede, dal lato de' Processi dell'eresia la raccolta potrebbe dirsi perfino esuberante; non di meno vi si fa desiderare ancora qualche cosa: 1.º l'Informazione commessa da Roma e presa dal Vescovo di Squillace, poichè quella inserta nel vol. 3.º è supplementare, commessa dal Vescovo di Termoli per ulteriori chiarimenti; 2.º il Carteggio con Roma del Vescovo di Termoli, e di poi anche del Vescovo di Caserta, nel corso del Processo di Napoli. Fortunatamente i Sommarî ci dànno le cose importanti dell'Informazione e del Carteggio del Vescovo di Termoli: ma giova sapere che c'è questa lacuna, comunque fino ad un certo punto, affinchè nelle ulteriori ricerche si tenti di colmarla. Le carte del Vescovo di Caserta sono andate disperse in guisa, da potersi attendere di trovarne qualche fascio dove meno si pensi. È manifesto frattanto che riescirebbe impossibile dare alle stampe tutto ciò che si è di sopra accennato: non vi sarebbe il tornaconto, e però dobbiamo limitarci a darne i pezzi più rilevanti. Così ci siamo prefissi di non tralasciare alcuna delle scritture che riflettono essenzialmente la persona del Campanella, aggiuntevi quelle che riflettono almeno fra Dionisio Ponzio; giacchè tutte le scritture veramente convergono al Campanella, e mostrandosi lui ben presto pazzo, figurano per lui coloro che lo circondano. D'altra parte ci siamo prefissi di non tralasciare alcuna delle scritture trasmesse dal tribunale della congiura a quello dell'eresia, perchè si cominci ad avere un piccolo nucleo di documenti interi anche del processo della congiura[16]. Del resto, pel desiderio di riuscire fedeli espositori, ci siamo sempre ingegnati di riportare nella narrazione brani testuali di qualunque documento, sicchè non si sentirà in modo assoluto la mancanza di quelli che si omettono; ed avendo deciso che un giorno o l'altro la nostra Copia ms. de' processi debba prender posto in qualcuna delle pubbliche Biblioteche, ci è parso di poterla talvolta citare, allorché nella narrazione accada di avere ad esporre fatti contenuti in documenti che rimarranno inediti. Per fare poi acquistare una piena nozione di tutto il processo e delle altre scritture di S.to Officio che vi si connettono, abbiamo stimato conveniente pubblicare l'indice particolareggiato della nostra Copia ms., costituendone una delle Illustrazioni poste al sèguito de' Documenti.
XIV. Due altri Discorsi inediti del Campanella sopra l'aumento dell'entrate del Regno. — Queste scritture, come quella che segue, appartengono già al periodo in cui la conchiusione del processo della congiura rimaneva sospesa nella sola persona del Campanella, ed egli tentava tutte le vie per non rimanere dimenticato. In un codice della Casanatense fu già trovato dal Dragonetti, e poi pubblicato dal D'Ancona, un «Arbitrio o Discorso primo sopra l'aumento dell'entrate nel Regno di Napoli», che si sa aver rappresentato originariamente una delle proposte fatte fare dal Campanella in suo nome al Vicerè; ma al sèguito di questo Discorso primo ve ne sono ancora nello stesso codice due altri qualificati secondo e terzo, che rappresentarono altre proposte analoghe, sempre allo scopo di far guadagnare al Re, con ciascuna di esse, 100 mila ducati. Non sappiamo come mai questi Discorsi siano stati negletti fino a rimanere ignorati; è possibile che non siano stati ritenuti di un merito eguale a quello del Discorso primo; ma per la storia del Campanella il merito non è diverso, e quindi li pubblichiamo, con alcune correzioni delle mende lasciatevi dall'amanuense.