VII. Gazzettini ed Avvisi di Roma. — Il valore che altrettali documenti vanno acquistando, sebbene troppo spesso riescano utili per la buona intelligenza dello stato della pubblica opinione a tempo di un fatto notabile più che per la precisa conoscenza del vero, ci ha spinti alle più attive ricerche di essi. Ne abbiamo trovati dovunque, ma di quelli dell'anno 1599 e seguenti, con notizie sulla faccenda del Campanella, solo in tre luoghi e sotto questi titoli: Lettere di Fr.co Maria Vialardo dirette al Sig.r Giovanni Galletti (pseudonimo ovvero ufficiale del Gran Duca) conservate nell'Archivio Mediceo; Avvisi di Roma della Cancelleria Estense, mandati in servigio di casa d'Este, conservati nell'Archivio di Modena; ed ancora Avvisi di Roma della collezione Urbinate, in servigio de' Duchi di Urbino, oggi esistenti nella Biblioteca Vaticana. Le lettere del Vialardo, un cavaliere torinese male andato, che scriveva anche pel Duca di Savoia, come si rileva da alcuni frammenti de' suoi Avvisi che abbiamo trovati nell'Archivio di Torino, son veri «Gazzettini» di Avvisi, e con tal nome si trovano qualificate nello Spoglio dell'Archivio Mediceo; dànno le notizie più stravaganti, e riescono assai curiose per questo. Gli Avvisi della Cancelleria Estense sono più pochi e sobrii, mentre quelli della collezione Urbinate sono più numerosi e pieni; gli uni e gli altri recano nomi di congiurati da doversi notare, ma del resto contengono sempre grosse sciocchezze, e basta dire che si chiudono con la notizia che il Campanella venne finalmente appiccato! Non sarà per altro inutile conoscere anche questo.
VIII. Atti Amministrativi e giudiziarii esistenti nel Grande Archivio di Napoli. — Abbiamo raccolti in questo gruppo non meno di 32 documenti inediti, costituiti da ordini del Governo venuti fuori per la congiura e pe' congiurati, sia allo scopo della repressione e gastigo degl'incriminati, sia per la premiazione de' persecutori. Alcuni possono dirsi veramente Atti processuali, giacchè senza dubbio gli originali di essi furono inserti nel processo: tali sono gli ordini circa la costituzione del tribunale pe' laici, e circa la forgiudicazione di varii contumaci. Uno poi deve dirsi essenzialmente Atto processuale, ma fu già edito, la Denunzia de' 5 di Catanzaro, che ora trovasi nell'Archivio e che riproduciamo, dovendosi correggere in più punti e massime riguardo ad alcuni nomi. I documenti inediti sono stati rinvenuti ne' più svariati generi di scritture e Registri, in quelli così detti Curiae, in quelli Notamentorum, Sigillorum, Privilegiorum, Litterarum etc. Cinque di essi son costituiti da Lettere Regie, delle quali si sarebbe dovuto trovare le minute in Simancas, e non ci è occorso di trovarle, come non ci è occorso di trovare in Napoli la Lettera della quale in Simancas esiste la minuta. Adunque non solamente in Napoli si deplorano le lacune continue, ma bisogna dire che in Napoli le lacune sieno state procurate fin da' tempi del Vicerè. Questo fatto, che spiega come pe' negozii politici di maggior rilievo l'Archivio riesca sempre quasi muto, può bene dimostrarsi con uno de' documenti che pubblichiamo (Doc. 234); esso, al pari di varii altri dello stesso genere, è in copia evidentemente mutilata, coll'attestazione del Segretario del Vicerè che la copia concorda con l'originale. Da ciò si vede esservi stato un altro luogo, l'Archivio particolare de' Vicerè non pervenuto fino a noi, nel quale erano sepolti i documenti più importanti, senza trasmetterli, o trasmettendoli in copie mutilate nell'Archivio di Stato. — Anche qui poi s'intende che non è mancata una grande quantità di documenti e notizie, che troveranno luogo nel corso della narrazione, avendocene fornito i detti generi di scritture e diversi altri, a cominciare dalle Numerazioni de' fuochi e da' Registri Partium, senza contare i documenti riferibili alle cose del Campanella ne' tempi anteriori e posteriori a quelli della congiura e de' processi. Veramente anche da quest'ultimo lato avrebbe dovuto trovarsi qualche cosa di più, e sebbene dalle scritture viste ci sia noto esservi stati Registri Secretorum non giunti fino a noi, questo solo motivo non riesce a soddisfarci. La nostra impressione nello studiare le scritture dell'Archivio è stata sempre questa, che oltre alle tante rincrescevoli lacune, originarie per l'esistenza dell'Archivio segreto e fortuite pe' molti incendii e le varie devastazioni accadute durante i tumulti popolari, ve ne sieno state anche altre procurate posteriormente, quando si credè buon sistema di governo sopprimere perfino la storia di questo paese tanto disgraziato. Difatti, non appena si giunge al periodo di qualche avvenimento storico un poco importante, si può esser certi che s'incontrerà una lacuna e non nelle sole scritture essenziali; tuttavia son rimaste sempre notizie svariatissime sulle persone e sulle cose di ciascun periodo, da farne acquistare una nozione spesse volte considerevole. Così nelle faccende del Campanella, da' più elevati personaggi a' più bassi malfattori e fuorusciti che vi si trovano nominati, dalle più alte quistioni giurisdizionali alle più umili pratiche di amministrazione verificatesi nel tempo della congiura e de' processi, tutto vi riesce, più o meno, convenientemente illustrato.
IX. Atti delle esecuzioni registrate nell'Archivio de' Bianchi di giustizia. — Due documenti abbiamo rinvenuti in questo bellissimo Archivio, che non è aperto al pubblico, per le indiscrezioni rincrescevoli alle quali le ricerche su' giustiziati potrebbero dar luogo. Esso fu ricercato dall'Abate Cuomo pe' giustiziati de' tempi di Masaniello, e i relativi documenti si leggono manoscritti nella Biblioteca che l'Abate generosamente donò al Municipio di Napoli; ma non sappiamo che alcuno abbia mai pensato a farvi ricerche pe' giustiziati del tempo del Campanella. I documenti non sono che due, perchè due soli furono i calabresi giustiziati in Napoli coll'assistenza della Confraternita de' Bianchi, mentre sei altri furono giustiziati coll'assistenza de' PP.i Ministri degl'infermi, come risulta da notizie autentiche. Nel primo de' detti documenti si leggeranno con interesse le «escolpazioni», nel secondo i nomi degli assistenti a ben morire, oltre qualche circostanza speciale dell'esecuzione. Non abbiamo poi mancato di raccogliere un terzo documento, relativo al supplizio di un altro individuo, già processato per la congiura e l'eresia, carcerato col Campanella e in istrette relazioni con lui, liberato e poi di nuovo processato e condannato per altra causa; ma tale documento, escluso dal presente gruppo, è stato incidentalmente registrato a parte nella narrazione.
X. La difesa di due incriminati laici, Gio. Paolo e Muzio di Cordova. — È la sola difesa di laici che si possegga, ed appena in frammenti, che furono posti nelle note alla Narrazione del Campanella aggiunte dal Capialbi. Essendo state tali note omesse dal Palermo nel riprodurre la Narrazione, son rimaste poco o nulla conosciute, ed intanto esse recano più notizie delle deposizioni raccolte nel processo pe' laici. Avremmo voluto pubblicare il documento tutto intero, giacchè si possiede dagli eredi Capialbi; ma le continue nostre insistenze, durate più anni, non sono state esaudite.
XI. Atti giudiziarii circa gli ecclesiastici incriminati di congiura, esistenti nelle Scritture Strozziane di Firenze. — Abbiamo già avuta occasione di menzionare questi documenti, e di dire che per la maggior parte di essi il Palermo pubblicò soltanto una «esposizione delle cose principali», ond'è che si può considerarli veramente quasi tutti inediti. Furono rinvenuti nel Codice Strozziano n. nuov. 330, intitolato «Casi strani», dove si trovano alla rinfusa: l'importanza grandissima di essi ci ha decisi a riordinarli e pubblicarli integralmente, anche a costo d'incorrere nelle ripetizioni che vi si trovano con una certa frequenza; come pure a non trascurare nemmeno gli editi, per alcuno de' quali non manca la necessità delle correzioni. Nel riordinarli abbiamo posto in primo luogo l'Elenco degl'incriminati e il primo Breve del Papa, poi il Sommario dell'Informazione di Calabria (atti veramente processuali), in seguito i Riassunti degl'indizii per ciascun incriminato giusta la sua importanza e qualità, con le Requisitorie e le Difese che per alcuni di essi ci vennero conservate (atti puramente giudiziarii). Aggiungiamo che uno studio delle citazioni de' folii del processo, registrate sopratutto in questi documenti ed anche in taluni altri, ci ha fatto ricavare uno «Schema del processo della congiura» che ne dà un'idea sicuramente non disprezzabile. Abbiamo così potuto scoprire che l'intero processo, o meglio l'intera serie de' processi, col titolo di «tentata ribellione» componevasi di 4 volumi, de' quali i due primi comprendevano i processi di Calabria, essendo Giudice Commissario Carlo Spinelli e Fiscale D. Luise Xarava; gli altri due comprendevano i processi di Napoli, l'uno pe' laici, condotto certamente da Marc'Antonio de Ponte con D. Giovanni Sances fiscale assistito dallo Xarava, e l'altro per gli ecclesiastici, condotto dal Nunzio Aldobrandini e da D. Pietro De Vera, Commissarii Apostolici, col medesimo D. Giovanni Sances fiscale; le numerose citazioni di folii, poste nel loro ordine progressivo, rendono discretamente bene la fisonomia di ciascun processo, e tutto ciò servirà anche a facilitare la ricognizione de' documenti che potranno venir fuora nell'avvenire. Dippiù uno studio de' nomi, registrati del pari in questi documenti ed in altri ancora, ci ha fatto ricavare un «Elenco degl'incriminati laici», che fa riscontro a quello degl'incriminati ecclesiastici e dà un'idea notevole dell'estensione della congiura, o forse meglio delle conseguenze della congiura. Questi due lavori figureranno tra alcune Illustrazioni poste al sèguito dei Documenti.
XII. Apologia del Campanella. — Quest'Apologia, trovata dal Berti nella Casanatense annessa agli Articoli profetali già scritti dal filosofo in sua difesa e poi rifatti, non è stata pubblicata che in sunto, essendo l'esemplare, per colpa dell'amanuense, troppo scorretto. Avendone noi trovato un esemplare egualmente nella Nazionale di Napoli, oltrechè in quella di Madrid, ma pure scorretti, diamo nella loro integrità il testo dell'esemplare Casanatense e di quello napoletano, perchè si possono correggere abbastanza bene l'uno con l'altro.
XIII. Processo di eresia con gli allegati e le poesie del Campanella, ed altre scritture d'inquisizione. — Questo processo è costituito egualmente da una serie di processi, a' quali può anche darsi la denominazione di «processi ecclesiastici», sia perchè ecclesiastici per eccellenza, sia perchè in tal guisa vedonsi più volte menzionati dal Campanella. Esso è stato fornito, come abbiamo già detto, da tre collezioni private, e si compone essenzialmente di quattro volumi, con la giunta di un quinto di allegati; ma a ciascuno de' volumi si possono unire altre scritture staccate, che illuminano molto i fatti del Campanella e socii ne' tempi de' processi e ne' tempi di poco posteriori. Così ci troviamo di aver redatta la nostra Copia in sei volumi, che danno materia a due tomi: e poichè tutte queste scritture son rimaste affatto ignorate, tanto che il Berti si è lasciato perfino dire sembrargli «dubbio che il tribunale ecclesiastico abbia potuto trovare eresie nelle predicazioni del Campanella», crediamo opportuno darne conto con una certa larghezza. La serie de' processi fu cominciata in Calabria, primitivamente in Monteleone da fra Marco da Marcianise Visitatore e da fra Cornelio di Nizza suo compagno, poco dopo in Gerace dal Vescovo di Gerace unitamente con questi stessi frati, e fu da ultimo menata innanzi e condotta a termine in Napoli dal Nunzio, dal Vicario Arcivescovile e dal Vescovo di Termoli, il quale poi, essendo disgraziatamente morto durante il processo, fu sostituito dal Vescovo di Caserta. Si ebbero quindi, essenzialmente, due processi di Calabria ed uno di Napoli, ma per un'altra commissione data da Roma al Vescovo di Squillace, se n'ebbe anche un altro detto di Squillace, condotto indipendentemente dagli altri: il processo di Napoli, che fu l'ultimo, venne compiuto in tutte le sue parti, cioè a dire, secondo il costume del tempo, distinto in offensivo, ripetitivo, e difensivo. Aggiungiamo che sulla coperta de' volumi, che compongono tutta la serie de' processi, non si legge alcun titolo relativo alla qualità dell'imputazione, come per solito si ha ne' processi di S.to Officio; ma questa trovasi notata segnatamente ne' Capitoli del fiscale napoletano con le parole «De haeretica pravitate et atheismo», aggiuntovi inoltre «et relapsu». Dobbiamo anche dire che in qualche vecchia carta di S.to Officio tutto il complesso di questi Atti processuali trovasi talvolta indicato con la denominazione generica di «Acta fratrum», rappresentando, anche per la sola parte svolta in Napoli, un processo contro frati straordinario, condotto da tre Curie riunite, quelle del Nunzio, dell'Arcivescovo Diocesano e del Ministro dell'Inquisizione Romana; ma eccone specificati i diversi volumi, col loro titolo nell'ortografia originale.
I. «Processus formatus in provintia Calabriae contra fratrem Thomam Campanellam, et alios fratres predictae provintiae ordinis predicatorum, super non nullis ad Sanctum Officium pertinentibus». Questo volume comprende l'inquisizione fatta dal Marcianise e dal Nizza in Monteleone (dal 1º al 9 7bre 99), e l'altra dal Vescovo di Gerace in Gerace unitamente con gli anzidetti (dal 13 al 19 8bre), entrambe condotte e scritte da fra Cornelio di Nizza; inoltre un'informazione presa da un delegato del Vescovo di Gerace contro il Clerico Cesare Pisano (13 7bre), la quale trovasi cucita in fine del volume, e la ricognizione de' carcerati ecclesiastici venuti in Napoli, fatta dal Rev. Antonio Peri fiorentino, Uditore del Nunzio Jacopo Aldobrandini Vescovo di Troia, per parte di costui nel Castel nuovo di Napoli (23 9bre). In questa ricognizione per la prima volta figura un breve esame di fra Tommaso, il solo fornito di firma autografa, perocchè gli esami successivi coincidono col tempo della sua pazzia. — A questo volume si possono unire due altre scritture importantissime, di poco posteriori per tempo, esistenti in un volumetto separato col titolo che segue:
«In hoc volumine sunt Denuntia Cesaris Pisani terrae Montis leonis (sic) qui denuntiavit tam de se, et abiuravit tanquam hereticus formalis, quam de infrascriptis fratribus videlicet, Fratre Thoma Campanella, Fr. Dionisio Pontio, Fr. Josepho de bitonto, Fr. Dominico de Stignano, et Denuntia Mauritii Rinaldi de Stilo (sic) qui denuntiavit contra predictos Campanellam et fr. Dionisium Pontium in rebus ad S. Officium pertinentibus». — Trattasi di due dichiarazioni ad exonerationem conscientiae, fatte da questi due infelici poco prima di essere giustiziati (15 gen. e 3 feb. 1600). Sono scritte, come i volumi seguenti e tutto il complesso delle altre carte, da Gio. Camillo Prezioso, Notario e Mastrodatti ecclesiastico, che s'incontra tanto sovente ne' processi di S. Officio di que' tempi.
II. «Secundus Processus offensivus compilatus in civitate Neapolis contra fr. Thomam Campanellam et alios fratres ordinis predicatorum et etiam Repetitivus contra eosdem». Questo titolo dispensa da altre spiegazioni. Gli esami sono condotti segnatamente dal Vescovo di Termoli fra Alberto Tragagliolo da Firenzuola. L'offensivo va dal maggio all'agosto 1600: vi si notano, tra gli altri, gli esami del padre e del fratello del Campanella che vennero egualmente carcerati, gli esami del Campanella che mostrasi pazzo, con l'atto del 1º tormento di un'ora di corda permesso dal Papa per conto dell'eresia; inoltre una nuova denunzia intorno ai rapporti, molto confusamente noti, fra lui ed un Ebreo astrologo nella sua prima gioventù, e naturalmente rifulgono molte circostanze della sua vita passata, fra le altre quella di un processo precedente avuto nel 1591, del tutto ignorato finoggi e tale da aggravare estremamente la sua condizione giuridica. Il ripetitivo, dietro i Capitoli di accusa del fiscale, e gl'Interrogatori dati dagli Avvocati, va dall'agosto all'8bre, e comprende le Ripetizioni de' testimoni contro il Campanella, contro fra Gio. Battista di Pizzoni e contro fra Dionisio Ponzio, terminando co' giuramenti de' rispettivi avvocati difensori. Uno de' più curiosi documenti vi è alligato, la relazione di due dialoghi passati di notte tra il Campanella, già dichiaratosi pazzo, e fra Pietro Ponzio suo amicissimo, raccolti da scrivani mandati a spiarli; questa relazione è inviata in copia dall'altro tribunale, e fa quindi parte del processo della congiura. Vi è alligato inoltre uno specchietto di appunti critici fatti dal Vescovo di Termoli alle diverse deposizioni fin allora raccolte.