«Ma perchè pria le vesti mi trasporte?»
Il Campanella muove rimprovero al Mesuraca di questo fatto, che pure compiuto fin da principio era una precauzione evidentemente necessaria.
[365]. Ved. Doc. 282 p. 214; 319 pag. 271; 380 pag. 391. Si noti che relativamente alla cifra, il Petrolo una volta disse, «essendo alla Roccella, et havendo (il Campanella) diverse scritture, tra l'altre una scritta in cifra» etc., e un'altra volta disse, «essendo alla Roccella con fra Thomaso Campanella, un giorno o dui prima che fussemo pigliati, vennero alcune lettere al Campanella, quali esso Campanella mi disse ch'erano di fra Gio. Battista da Pizzone, et erano scritte à zifra» etc. Certamente è poco verosimile che in quelle strette il Campanella conservasse ancora lettere in cifra, ed è ancor meno verosimile che lettere in cifra arrivassero fino alla Roccella, mentre difficilmente potea sapersi dove il Campanella fosse: tutto ciò potrebbe mostrare solamente la premura del Petrolo di voler nascondere che egli conoscesse le pratiche della congiura prima della sua fuga, la quale sarebbe stata un puro atto di cortesia verso il Campanella; del resto non sarebbe neanche impossibile che le lettere, scritte dal Pizzoni qualche giorno prima della sua cattura, fossero state portate dal padre del Campanella, postosi immediatamente in fuga co' due frati e ridottosi alla Roccella presso il Mesuraca.
[366]. La scusa del Mesuraca è rivelata dal Sonetto del Campanella già citato, il rimanente dalla Narrazione.
[367]. Potrebbe credersi che da principio non fosse convenuto ad alcuno dei due mettere innanzi siffatto motivo della persecuzione di Maurizio, perchè avrebbero così implicitamente riconosciuto di essere complici nella congiura; ma bastava che fossero ricercati dalla giustizia sotto questa imputazione, perchè a Maurizio avesse potuto venire in mente di profittare delle loro persone, e quindi, da parte loro, il mettere innanzi tale fatto non sarebbe stato di alcun pregiudizio. Bisogna pure notare che il Petrolo parlò più tardi del voluto disegno di Maurizio, propriamente nel tribunale per l'eresia, non in quello per la congiura, e poi il Campanella, più tardi ancora, trovata in processo questa diceria ne profittò; ma non fu bello da parte sua infamare in tal modo la memoria di Maurizio, lasciandosi trasportare da un risentimento del pari non giustificabile che provò in sèguito verso di lui. E si sa quanto vivaci e precipitosi fossero i risentimenti nell'animo fervido del Campanella.
[368]. Ved. i due Sonetti contro Xarava, Doc. 452 e 453, pag. 555.
[369]. Riscontr. il Doc. 19, pag. 28.
[370]. Questo risulta anche dalla parte del Carteggio del Nunzio già pubblicata dal Palermo, e ci sorprende che sia sfuggito a' biografi Campanelliani, poichè vi si legge: «Stando pur fra Thomaso Campanella su la negativa etiam d'una narratione del fatto scritta di sua mano sin nel principio che fu preso» etc. (ved. Doc. 84, pag. 61). Vero è che il Palermo, per abbreviare ed italianizzare, lesse «e d'una narrazione del fatto», onde si vede quanto sia preferibile riportare i documenti come stanno; ma intanto potea rilevarsi che il Campanella avea scritta di suo pugno una narrazione compromettente e che invano cercò di negarla.
[371]. Ved. Doc. 244, pag. 135.
[372]. Ved. Doc. 288, pag. 220.