[463]. Che la territio fosse un primo grado di tortura, e che il reo confesso per terrore dovesse dirsi confesso per esame rigoroso, ossia per tortura, è attestato da tutti gli scrittori di giurisprudenza Inquisitoriale. Così p. es. Locatus Fr. Umbertus, Opus quod Judiciale Inquisitorum dicitur, Rom. 1570, pag. 375, «ductus solum ad locum torturae, si confitetur, dicitur confessus in tormentis»; Eymericus Nicolaus, Directorium Inquisitionis, Rom. 1578, pag. 165, «paria sunt confiteri in tormentis vel motu tormentorum»; Masini Eliseo, Sacro Arsenale, Rom. 1639, pag. 371, «il reo che solamente condotto nel luogo della tortura, o quivi spogliato, o pur anco legato, senza però essere alzato, confessa, dicesi haver confessato ne' tormenti o nell'esame rigoroso».

[464]. Ved. Doc. 294, pag. 225.

[465]. Ved. Doc. 295, pag. 226.

[466]. Ved. Doc. 296, pag. 228.

[467]. Ved. Doc. 297, pag. 231.

[468]. Ved. Doc. 300, pag. 235.

[469]. Ved. Doc. 301, pag. 236.

[470]. Ved. Doc. 302, pag. 237.

[471]. Doc. 303, pag. 243.

[472]. Ved. la citaz. delle deposizioni di fra Pietro Ponzio e fra Pietro di Stilo nel Doc. 244, pag. 143, e di quelle degli altri frati Ib. pag. 133-134.