[473]. Ved. Doc. 389, pag. 412.
[474]. Ved. Doc. 394, pag. 449.
[475]. Ved. Doc. 34, pag. 41.
[476]. Ved. Illustraz. IV, pag. 644.
[477]. Intorno a costui nella Numerazione dei fuochi di Nicastro, (vol. 1309 della collez.; fascio della Renumerazione del 1598) si legge: «n.º 642. Franc.co Antonio de Oliverio del q.m Gio. Pietro an. 22; Dianora cuccia uxor an. 22; Diana Grillo mater an. 52» (seguono due servi e due famule). Circa la sua innocenza ne' fatti della congiura ved. Doc. 350, pag. 328.
[478]. Ved. Doc. 210 e seg.ti, pag. 110 e seg.ti.
[479]. Ved. Doc. 377, pag. 388.
[480]. Nella Numerazione de' fuochi di Nicastro (vol. e fascio anzidetto) si legge: «n.º 1315. Gio. battista bonazo an. 24 [Dicunt absentatum ab hac civitate propter homicidium Rosae riccie et ad praesens dicunt ad regias triremes ad remigandum». Ciò nel 1598, e questa pena della galera doveva essere seguita ad una delle frequentissime così dette «composizioni» in luogo della condanna di morte, la quale condanna si rileva da due Documenti esistenti ne' Registri Curiae, vol. 45 fol. 67, e vol. 38 fol. 115. — 1.º «Risp. al Capitano di Tropea. Philippus etc. Magnifice vir, Havemo visto le vostre delli 22 et 29 del passato per le quali ci scriveti come haveti carcerato alcuni forasciti tra li quali vi è Gio. battista bonacza che per quessa corte è stato già condennato a morte, et che havendolo adimandato il governatore di quessa provintia per fare alcune diligenze che dopoi lo haveria restituito, et Jacovo massimita il quale tiene ducento ducati di taglione con lo depiù che sopra ciò ci scriveti supplicandoci fussemo serviti ordinare perchè vi sia restituito il detto gio. battista et vi si pagasse li detti ducati ducento per il taglione...» etc. (Lo loda e gli partecipa aver già dato ordine conforme alla dimanda). Dat. 23 febbraio 1598. — 2.º «All'Audientia di Calabria ultra. Philippus etc. Spectabiles et magnifici viri, Dal magnifico Capitano di Tropea ci viene scritto come essendo carcerato Gio. battista bonacza famoso forascito et condennato a morte, per voi li è stato dimandato dovessivo consignarcelo (sic) per non so che diligentie che volevivo fare, et che poi ce l'havestivo tornato, et cossì anco havendo preso tre altri forasciti tra li quali vi è Jacovo massimita il quale tiene ducati di taglione (sic), fossimo serviti ordinare che sia restituito il detto Gio. battista et pagato il taglione...» (Ordina di restituire Gio. battista al Capitano perchè possa procedere contro di lui conforme a giustizia etc.) Dat. 27 febbraio 1598. — Nella Numerazione poi di Tropea (vol. 1398, anno 1595) abbiamo rinvenuto: «n.º 232 Fabio Furci, f.º de Mase mort. ab an. 4, an. 18; M. Faustina sore moneca an. 40; M. Portia sgrugli matre an. 64; Giovanne de Casale Drapia famulo ab an... an. 12. [Nobiliter vivit, et in cat. fol. 162» etc.
[481]. Gioverà conoscere questo incidente per comprendere sempre meglio la persona del Soldaniero e la miseria di quei tempi. Nel processo di eresia contro il Campanella e socii, il 21 agosto 1600, il Soldaniero interrogato se sia stato mai scomunicato dice: «Io so stato scomunicato per havere preso alcuni ribelli in chiesa, et credo che fusse un solo monitorio». Nel processo contro Orazio Santacroce e Felice Gagliardo per certi scritti proibiti trovati nella cassa di fra Dionisio, il 6 marzo 1602, il medesimo Soldaniero dice: «In nessuno tempo, ne dal Vescovo di Tropea, ne da altro io sono stato scomunicato, ne lhò inteso dire, ne mi e stato referito, mai tal cosa hò saputo, ne inteso, però sono dui anni, è più, che io per ordine del sig. Carlo Spinello locotenente di S. E. alhora in Calabria andai à Tropea per carcerare Gio. battista bonazza alias Cosentino forascito, et altri suoi compagni, et havendo inteso che stavano salvati dentro lo monastero de san Francesco de Paolo sito dentro la città di Tropea, non volsi entrare al monastero, ma con la mia comitiva assediai lo monastero che non potessero fuggire, et stava llà guardando, lo dì sequente venne Camillo di fiore con maggior autorità dela mia, et con assai gente armata de Corte, et andò dal vicario del vescovo che non so per nome, et poi venne al monastero col detto vicario, et entrorno dentro lo monastero, et lo detto Camillo li pigliò carcerati, che lo vicario li cacciava dal monastero ad un per uno, et Camillo, se li portò a monte leone, et dallà ad hierace, et a tropea si disse che s'havevano da portare alle carceri del vescovo, ma Camillo li condusse con la sua comitiva alli detti luoghi et io non me intromesi à cosa alcuna quando foro carcerati quelli forasciti che stavano in detto monastero, perche Camillo havea maggiore autorità, è comitiva dela mia, Et io andai con Camillo dove andò con li carcerati, et per tal causa non fui altramente scomunicato, perche non me ne impacciai à cosa alcuna, è così è la verità. — Interrogatus et monitus ut dicat veritatem, et consulat animam suam si fuerit pro causa predicta excommunicatus publice cum affixione cedulonum a Rev.mo Dom.º Episcopo Tropiensi, vel saltem sibi relatum fuit quod fuerat excommunicatus, Resp.t Io hò ditto, è dico che non fui scomunicato altramente per detta causa ne per altra dal vescovo di tropea, ne da altro, perche io non pigliai carcerati li forasciti, ne io entrai al monasterio dove stavano li forasciti per conto di pigliare li forasciti carcerati, si bene che entrai alla chiesa ad ascoltare la messa, et come fummo a monteleone lo vulgo et huomini di Monteleone dissero che io l'intese, come lo vescovo di tropea havea scomunicato tutti quelli che havevano pigliato carcerati li forasciti che stavano dentro di quello monastero, è dissero ancora che particolarmente haveva scomunicato detto Camillo di fiore perche havea promesso di ponere quelli banniti dentro le carceri del vescovato, è che poi lhavea gabato, et io non intesi tra me essere scomunicato, ne incorso alla scomunica poiche non m'impacciai à cosa alcuna alla carceratione di detti banniti, ne intesi, ne mi fù referito che io fussi stato scomunicato, et per tal causa io sono stato sempre alle chiese, et alli divini officij, et così ha ponto fu la verità, dicens, questo lhò narrato alli miei confessori et me hànno assoluto». Eppure nello stesso tribunale conoscevasi il testo dell'indulto, che egli aveva ottenuto appunto per avere presentato que' ribelli.
[482]. Ved. Doc. 257, pag. 172, e la Ricognizione degl'incriminati ecclesiastici fatta in Napoli.