[495]. Ved. nell'Arch. Veneto il Carteggio di Napoli, Lett. del 2 9bre 1599.

[496]. Ved. Doc. 307, pag. 256.

[497]. Ved. Doc. 184, pag. 94.

[498]. Ved. le depos. di Scipione Ciordo e di Fabio Contestabile, nella nostra Copia ms. tom. 1º, fol. 313.

[499]. È noto che i Sirleti di Guardavalle diedero a Squillace successivamente: 1.º Guglielmo Sirleto, che promosso Cardinale rinunziò al Vescovato nel 1568; 2.º Marcello Sirleto, uomo di molto merito, i cui libri andarono poi alla Barberiniana, morto nel 1594; 3.º Tommaso Sirleto, cugino di Marcello e nipote del Cardinale, già laureato in Padova, custode della Vaticana, ove andarono i suoi libri e i suoi manoscritti; egli morì il 1601. — Successe Paolo Isarezio Domenicano, e poi ancora Fabrizio Sirleto altro cugino di Marcello e Tommaso. Ved. P.e Fiore, Calabria illustrata, Nap. 1691, vol. 2.º pag. 317.

[500]. Ved. Doc. 352, pag. 331.

[501]. Ved. Doc. 393, pag. 421 passim.

[502]. Di parecchi fra costoro abbiamo potuto dare a tempo opportuno le notizie tratte dalla Numerazione de' fuochi di Stilo (ved. pag. 162 e 167); diamo ora quelle degli altri soprannominati, che ci è riuscito trarre dallo stesso fonte. 1.º Nell'elenco della Numerazione del 1641: «n.º 198. Minico Carnevale f.º del q.m Gio. Battista a. 75; Lucretia uxor a. 50»; (ricordiamo aver notato che Prospero Carnevale era anche figlio di Gio. Battista). — 2.º Nell'estratto della vecchia numerazione 1596-98: «n.º 158. Lonardo f.º de Alfonso Prestinace a. 67; Beatrice uxor an. 47; Scipione f.º a. 28; Gio. Antonio f.º an. 20; Gio. Jacovo f.º a. 25» etc. (ricordiamo aver notato che Gio. Gregorio Prestinace era figlio di Bernardo, e costui figlio egualmente di Alfonso). Inoltre, «n.º 315. Francesco Prutino (sic) a. 52; Ottavia uxor a. 35; Gio. Battista f.º nat.le a. 18; Silvia socera a. 55; Olimpia famula a. 80».

[503]. Solamente per Carlo Licandro potremmo dire che era figlio di Domenico, Barone di Placanica (ved. Privilegiorum vol. 66 fol. 111, e vol. 122 fol. 28), e potremmo ricordare che il vecchio Barone di Placanica aveva importato a Stignano la peste, alla quale il padre del Campanella avea dovuto provvedere. In ciò si può sospettare un antico motivo di odio; ma un altro meno antico, e al tempo stesso più certo, si può riconoscerlo nelle varie liti che il padre del Campanella, qual Sindaco di Stignano, aveva dovuto intentare al Barone di Placanica, assiduo disturbatore della pace di Stignano. L'Arch. di Stato ne fornisce diverse prove (ved. Reg.i Partium vol. 1313, fol. 14 e fol. 135); tra le altre cose molti abitanti di Stignano, come vassalli del Barone, si facevano riconoscere forestieri e quindi non pagavano pesi, ma non volevano desistere dall'entrare nel parlamento ed avervi voce.

[504]. Risulta questo fatto da una deposizione raccolta nel processo di eresia. Ved. la deposizione di Giuseppe Grillo nella nostra Copia ms. de' proces. eccles. tom. 1.º, fol. 132.