[490] Il Conte di Lemos lo aveva dichiarato a S. M.tà fin da principio (ved. Doc. 36, pag. 42); d'altronde tale era la regola.
[491] Questa iniqua proposizione del Card.l Barberini trovasi riportata in una delle lettere del Campanella pubblicata dal Baldacchini, quella del 10 agosto 1624, ed era perciò nota fin dal 1840; ce l'ha poi confermata un'altra lettera pubblicata nel 1878 dal Berti, quella del 13 agosto 1624 (non 13 aprile come il Berti lesse, avendolo noi personalmente verificato nella Barberiniana). E tuttavia si è continuato sempre a parlare della gloriosa protezione del Campanella spiegata da Roma, dove è noto che il Card.l Barberini, Card.l Nipote, spadroneggiava.
[492] Anche oggi di questo favore di Papa Urbano pel Campanella si ha una notizia molto confusa, perfino riguardo al tempo in cui avvenne. P. es. il Berti parla della «pensione mensile che gli fu accordata quando venne di Napoli in Roma»: ma evidentemente una pensione, o meglio uno stipendio per la carica di cameriere intimo, non si potè accordare allora al Campanella, se fu rinchiuso nel carcere di S.to Ufficio per tre anni. E circa questo fatto della prigionia parimente il Berti dice, che il Campanella «passò tre anni sotto la mentovata custodia senza muoverne lagnanza»; ma non poteva muoverne lagnanza se aveva avuta una condanna al carcere irremissibile; del resto, dovè pure trovare chi l'aiutasse ad uscirne, disobbligandosi col fargli la natività, e in una lettera scritta al Papa, quando stava nel S.to Officio, usò le espressioni medesime usate con lo Scioppio quando stava nella fossa di S. Elmo, «Adiutor meus et liberator meus es tu Domine, ne tardaveris». Queste notizie risultano dagli stessi preziosi documenti datici appunto dal Berti (ved. Nuova Antologia luglio 1878 p. 400 e 392, e Lettere inedite, let. 12.a p. 40, e let. 4.a p. 21). Chiunque si faccia a leggere i documenti e a considerare le cose senza idee preconcette, troverà che la Curia Romana non ebbe mai alcun riguardo pel Campanella eccetto quello finale dell'averlo tenuto nel carcere di Roma per soli 3 anni, invece degli 8 anni soliti a farsi scontare, trattandosi di condanna al carcere perpetuo ed anche irremissibile. Ma si deve tener presente che dopo la condanna egli avea sofferto oltre ventitrè anni di carcere, che varii Cardinali e Prelati aveano molta considerazione della sua dottrina, massime poi che sopraggiunsero circostanze straordinarie e del tutto estrinseche, per le quali Papa Urbano, personalmente, mostrò di proteggerlo ed amarlo, e pure fino ad un certo punto. Si può ben dire che quella volta il Campanella non vide chiaro, e ad ogni modo, circa la protezione trovata da lui in Papa Urbano, si sarebbe dovuto accuratamente distinguere più periodi successivi, ne' quali le cose andarono ben diversamente.
[493] Da buon teologo, lo Spagnolio «reverentemente abolì» ciò che avea detto del Campanella e de' congiunti e familiari di lui; pel resto scrisse, «de coeteris, jure, an fraude et calumnia circumventi, saevis sint affecti suppliciis aut morte puniti, nullo modo contendo». Gli riusciva quindi anche indifferente il determinare se ci fosse stata o non ci fosse stata una congiura.
[494] Così nel libro intitolato «Considerations politiques sur les coups d'Etat, Hollande 1679» p. 262 e 277. Il libro era stato stampato anche nel 1667 e 1671 sempre assai dopo la morte dell'autore, e come abbiamo dimostrato nella nostra precedente pubblicazione sul Campanella, esso fu certamente stampato per la prima volta in piccolo numero di esemplari, dovendo rimaner segreto, dopo il 1638; poichè nella dedica al Card.l di Bagno, il quale avea data al Naudeo la commissione di scriverlo, si parla del riposo e degli onori che il Cardinale godeva in Roma dopo sette governi di provincie, una Vicelegazione e due Nunziature, e si sa che tutto questo accadeva dopo il 1638, avendo in tale anno il Cardinale rinunziato il Vescovato di Rieti e preso stanza in Roma.—Quanto al «Panegyricus dictus Urbano VIII Pontif. max. ob beneficia ab ipso in Thom. Campanellam collata, Paris ap. Sebast. Cramoisy 1644», esso reca in fine la data del 1632, e sebbene nel titolo ed anche nella dedica si affermi essere stato «recitato» ad Urbano VIII, e l'Echard aggiunga che appunto nel 1632 questo sia accaduto «coram percelebri omnium ordinum consessu», gioverà conoscere un brano di lettera autografa inedita dello stesso Naudeo, che riportiamo tra i Documenti (ved. Doc. 527 b, p. 607). Vi si rileverà che il Panegirico non fu mai recitato, e che nel 1635 l'autore dolevasi di non poterlo dare alle stampe, del quale ultimo fatto ognuno naturalmente intenderà la ragione. Nulla diciamo poi del trovare affermato nel Panegirico, che Papa Urbano beneficò il Campanella «judicium non modo suum..., sed Clementis VIII, et Pauli V mentem, in aestimandis Campanellae dotibus mirificis, sequutus»; perfino Clemente VIII avea stimato le qualità del Campanella!
[495] Tutte le suddette particolarità emergono da' Carteggi e dagli Avvisi del tempo; l'ultima poi, la più scellerata, è venuta fuori co' documenti raccolti dal Bazzoni pel suo bel lavoro intitolato «Un Nunzio straordinario alla Corte di Francia nel secolo 17o», pubblicato nella Rivista Europea 2.o semestre 1880. Notevole riesce l'industria del Mazarini per adempiere alla commissione ricevuta; si serve del noto P.e Giuseppe e vuol servirsi anche del Card.l Della Valletta, ma attesta che il Campanella parla molto bene del Card.l Barberini non che del Papa (ecco una difficoltà). Più tardi fa sapere che ha parlato risentitamente al Campanella perchè vuole stampare alcune opere avendone ottenuta la permissione dalla Sorbona; vuole stampare l'Ateismo e vi si riscalda, «per qualche profitto che ne caverà»; e malvolentieri si lascia persuadere che non stampi, «parendogli che l'opporvisi sia togliergli la gloria» (cose da nulla). Con ciò fa anche sapere che il Richelieu lo stima un chiacchierone, e che veramente il giudizio suo non corrisponde all'ingegno. Senza dubbio in quelle condizioni l'avrebbe perduto ognuno il giudizio; ma che dire poi del giudizio di chi ha cantato inni di gloria a Papa Urbano ed a' Barberini a proposito del Campanella? Ed oggi c'è da temere per soprappiù, che debba il filosofo scontare il risentimento di coloro i quali non sono riusciti a capirlo.
Nota del Trascrittore
L'ortografia e la punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Grafie alternative mantenute:
- perche/perchè
- intepretare/intepetrare
- seguita/seguìta
- poiche/poichè
- ne/nè
- Caccia/Caccìa
- cosi/così
- fra/frà
- tu/tù
- bensi/bensì
- finqui/finquì
- sottocarceriere/sotto-carceriere
- Cesare d'Assero/ Cesare d'Assaro
- Cesare d'Azzia/Cesare D'Azzia
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