«Gli affetti di Pluton portano in core
il nome di Giesù segnano in fronte»;

ben doveva il poeta trovarsi in grande eccitamento contro costoro, allorchè accennava alle loro malizie, e non soltanto per aggiustare la rima egli scriveva

«questo veggendo fà ch'io mi dischiome»[115]

Nè scorgiamo altre poesie da doversi con qualche probabilità riferire a' fatti concernenti i laici, fra' quali pel solo Maurizio si vede che il Campanella poetò, mentre da una cancellatura fatta da fra Pietro nella sua raccolta rilevasi che perfino il Sonetto «in lode di carcerati e tormentati» aveva dapprima il titolo di Sonetto «in lode di Mauritio Rinaldo».

Ma nelle prime settimane del gennaio 1600 già si conosceva non lontano il cominciamento del processo della congiura per gli ecclesiastici, e le poesie furono più frequenti. Non è arrischiato l'ammettere che siano stati composti in tale data que' due Sonetti profetali, l'uno ancora inedito che comincia col verso

«Toglie i dì sacri il Tebro e calca Roma»,

e l'altro già pubblicato dall'Adami che comincia col verso

«Veggio in candida roba il Padre Santo».

Questi Sonetti con qualche altro analogo, che trovasi disperso nel 2o gruppo e che vedremo altrove, sarebbero appunto i Ritmi profetali menzionati nel Syntagma; e non debbono sfuggire que' versi del primo rimasto inedito, forse rimasto inedito per essi,

«La giustizia si compra, el verbo santo
sotto favole e scisme ogn'hor si vende»[116].