«. . . . . sul consecrato fonte
dell'immortalitate all'appetito»[345],
onde poi riesce di comprendere quel Madrigale, in cui si accenna a un certo fiasco fatto e spiegato non senza sufficiente industria[346]; finalmente anche il Sonetto in cui ringrazia Amore, l'altro sull'inestricabile laberinto d'Amore, e poi le Ottave e il Sonetto di sdegno, che dinotano una rottura completa e perfino villana[347].
Ma non siamo sicuri che tutte le poesie amorose dirette a Flerida siano state scritte per conto del Gentile, e una parte di esse ha potuto essere stata scritta per conto dell'autore, massime dopo la rottura anzidetta: è certo d'altro lato che l'autore credè egli pure dilettevoli o piuttosto comodi simiglianti passatempi, onde abbiamo almeno sei Sonetti di relazioni amorose indubbiamente sue, non mancando nemmeno nel titolo di alcuni fra essi indicato specificatamente «l'Autore». Forse presso Flerida ed anche qualche altra fanciulla egli trovò distrazioni, come di sicuro ne trovò presso una Dianora, al cui indirizzo la Raccolta ci offre un Sonetto; vedremo poi, nel sèguito della nostra narrazione, attestato da lui medesimo in una sua lettera il ricordo di scherzi a' quali certe donzelle lo invitavano dalle finestre, ed attestato dal Gagliardo in alcune sue deposizioni il ricordo di una certa Oriana, o secondo l'uso del paese D. Oriana, nome ingarbugliato che risponde bene a quello di Dianora, la quale abitava sotto la prigione e gli conservava libri e scritti, fornendoli ad ogni sua richiesta mediante una cordicina. La Dianora parrebbe una suora francescana, a giudicarne da' versi co' quali comincia il Sonetto
«Donna che in terra fai vita celeste
sotto la guida di colui che in Cristo
amando trasformossi»:
a lei il Campanella fa ringraziamenti, ma si dichiara nel tempo stesso devoto abbastanza intimo co' versi
«Stella Dian, Ora al mio fragil legno
che solca un mar d'affanni, onde non parte
l'occhio del mio desire e della mente»;
nè ci manca ne' Reg.i Partium la notizia di una «Sore Elionora Barisana», e, ciò che vale dippiù, ne' libri parrocchiali del Castel nuovo la notizia di una «Sore Dianora Barisciana di Barletta»[348]. Per questa donna, che potrebbe supporsi appartenente alla famiglia del «torriero» come allora si diceva il guardiano della torre, o per Flerida e altre fanciulle che potrebbero supporsi appartenenti alla bassa famiglia de' Mendozza, egli dovè scrivere i rimanenti cinque Sonetti ne' quali canta il suo intrigo amoroso, un laccio di capelli da lui dimandato ed avuto, un presente di pere inviatogli, un bagno fornitogli in sollievo de' suoi dolori, ed anche una scena erotica abbastanza vivace accaduta a traverso il muro della prigione[349]. Mettendo da parte siffatta scena che i lettori potranno rilevare col loro comodo, notiamo quella singolare dichiarazione che il Campanella fa nel Sonetto sul presente di pere
«Che solo Amor può darci il sommo bene
lo qual filosofando io non trovai»[350];
notiamo poi con tanto maggiore interesse la circostanza, che l'avvenimento del bagno fornitogli dalla sua donna si deve riferire al tempo che scorse dopo il tormento della veglia, onde il povero filosofo si sentì ristorato ed anzi poeticamente risanato,