[309] Ved. Reg. Curiae vol. 52 (an. 1601-1603) fol. 17, ove leggesi il seguente memoriale: «Gio. Francesco de Apuczo expone a V. Ecc.tia come sono octo mesi e più che se ritrova carcerato senza haver' fatto male sotto pretesto fosse consapevole dela morte del q.m notar' Gio. Carlo d'Apuczo suo padre per il che fu delegato per la felicis.ma memoria dell'Ecc.tia del Conte di lemos in detta causa il giudice Gio. Andrea Auletta, il quale come delegato procedè in detta causa et hà tormentato atrocissimamente esso supplicante mediante il quale (sic) è ridotto in tanta poca salute che si ritrova in pericolo di morte senza posser' ricorrere à persona alcuna che lo proveda per non haver' giodice...» etc. (supplica che gli si faccia giustizia, e S. E. all'ultimo di ottobre 1601 delega per la causa il giudice Tirone).

[310] Ved. Doc. 413, pag. 514.

[311] Ved. Doc. 414, pag. 518.

[312] Ved. Doc. 416, pag. 520.

[313] Ved. Doc. cit.

[314] Ved. Doc. 127, pag. 73.

[315] Ved. Doc. 128, pag. 74.

[316] Da una lettera del Campanella del 10 agosto 1624 a Cassiano del Pozzo, lettera pubblicata dal Baldacchini, apparisce che il Campanella riteneva essere stata la Monarchia tradotta anche in ispagnuolo e che questo accresceva le sue speranze di liberazione: per lo meno se fu tradotta in ispagnuolo, non fu stampata in questa lingua, avendola noi invano cercata nella Bibl. naz. di Madrid e in quella dell'Escuriale. Il Bosoldo poi ebbe cura di tradurla o farla tradurre in tedesco, perchè la politica era uno de' suoi studii prediletti, ma non si comprende perchè non l'avrebbe pubblicata in latino, se fosse stata già tradotta in latino, e questo ci dà motivo di sospettare che le affermazioni del Syntagma sopra citate possano essere inesatte. Quanto alla pubblicazione in italiano, essa fu condotta sulla copia scorrettissima esistente in Firenze, e il D'Ancona dovè lavorarvi assai e se la cavò con molto suo onore; ma ci sia lecito ripetere il voto, che laddove abbia a rifarsene l'edizione si tengano presenti le copie napoletane che si prestano tanto bene a' confronti.

[317] Ved. Doc. 524, pag. 604.

[318] Ved. Doc. 497 e 498, pag. 572 e 573.