[409] Ved. Doc. 148 a 152, pag. 80 e 81.
[410] Ved. Doc. 153, pag. 81.
[411] Ved. Doc. 154, pag. 81.
[412] Ved. Registri Sigillorum vol. 39, data suddetta.
[413] Il Campanella medesimo diè modo di farlo rilevare, quando più tardi, in agosto 1600, vistosi abbandonato con la causa indecisa, scrisse a Papa Paolo V: «hora informano monsignor Nuntio come essi vogliono... e diran ch'è finita la causa, che mi condanni senza ascoltarmi». Ved. Centofanti, Arch. storico italiano 1866, pag. 24.
[414] Riproduciamo qui un brano di documento, che abbiamo raccolto nell'Arch. di Spagna in Simancas e che concerne il fatto di questa carcerazione: è una relazione di D. Pietro de Vera, annessa in copia a un dispaccio di D. Francesco de Castro al Re, in data del 2 marzo 1603. «Quel che resulta de l'informatione presa contra Giovanni Conte di Nassau Todesco, è, che essendo gionto in Napoli esso Conte Giovanni l'ultimo sabato di Carnevale prossimo passato, in compagnia di D. Giovan Ottavio Gonsagha, e di Cristofaro Pflug di Sassonia, Geronimo Tucher di Germania, Uberto alias Roberto Caroni de la città di Bozoli trà Mantua et Cremona et Giovanni Winckes Alemano creato d'esso Conte Giovanni, et andando incognito, si fe diligentia d'haverlo nelle mani, et mentre D. Giovan Ottavio Gonsagha giovedì passato 20 del mese presente di febbraro mandò in Palazzo per haver licentia esso con tre altri d'andar con cavalli di posta à Roma, si mandò a pigliar tanto esso quanto tutti quelli di sua compagnia, che foro esso D. Giovan Ottavio, Cristofaro Pflug, Geronimo Tucher, e Uberto alias Roberto Caroni, et non si trovò detto Conte Giovanni di Nassau, perchè lo detto giovedì mattino, per tempo, esso Conte Giovanni insieme con detto Giovanni Winckes suo creato s'erano partiti à cavallo senza la compagnia di detto D. Giovan Ottavio, et altri sopradetti, e V. E. li mandò appresso gente per haverlo, e D. Antonio Sanchez de luna che andò fra gli altri lo trovò vicino Sessa et lo condusse in Napoli col detto suo creato... etc. etc. D. Pedro de Vera i Aragon» (Ved. Arch. sud.to Scritture Estado, legazo 1099).
[415] Questi particolari risultano da' Carteggi dell'Agente Toscano e del Residente Veneto, e in parte dalla relazione del De Vera mandata in Ispagna, dalla quale veramente si hanno i nomi di tutti i prigionieri, che ne' Carteggi non sono punto registrati. Ved. nell'Arch. di Firenze, Scritture Medicee filz. 4090, Lett. del Turaminis del 25 feb. 1603; nell'Arch. di Venezia, Senato-Secreta Napoli, Lett. di Anton M.a Vincenti del 25 feb. 1602 (more veneto) e degli 11 marzo e 15 aprile 1603.
[416] Malgrado le più vive ricerche non abbiamo potuto vedere alcuna delle varie edizioni dell'opera del Custos e Kilian intitolata «Fuggerorum et Fuggerarum... quot extant aere expressae imagines, Augbsb. 1593, 1618, 1630» etc., ma abbiamo trovata ultimamente in Roma, nella Corsiniana, l'altra opera del medesimo Custos intitolata «Atrium heroicum etc. August. Vindelic. 1602», in cui si hanno non meno di 12 Fuggers, tra' quali Giorgio, che nel corso della narrazione incontreremo protettore accanito del Campanella, e Cristoforo figlio di Giovanni, che dovrebb'essere il Cristoforo di cui qui si parla. Ma il suo ritratto, alla data del 1592, lo mostra già adulto, di bella e distinta figura, non giovanotto, qualificato illustre e generoso Barone; evidentemente egli è il Cristoforo della branca di Kirkeim, padre di Ottone Enrico già nato al tempo di cui trattiamo, e non può avere nulla di comune con Cristoforo Pflugh.
[417] Ved. Il Codice delle Lettere etc. pag. 63.
[418] Ved. Doc. 518, pag. 585. Il Bierio citato dal Gagliardo è senza dubbio Gio. Wierio, dotto e benemerito medico Belga, che trattò ampiamente delle cose demoniache. Nella ristampa delle sue «Opera omnia Amstel. 1660 t. 2» si ha il trattato intitolato veramente «Pseudo monarchia Daemonum» con gli altri «De origine et lapsu Daemonum, De Praestigiis daemonum et De Lamiis»; il trattato «De Menomachia (o meglio Monomachia, duello) daemonum» ci apparisce una svista del Gagliardo.