[434] Il Toppi (De Origine omnium Tribunalium vol. 2.o p. 425 e seg.) fa figurare D. Giovanni Ruiz nel Sacro Regio Consiglio dall'anno 1604-1605 fino al 1610: ma ne' Registri Sigillorum, vol. 39, an. 1602, si legge in data del 19 giugno l'esecutoria del Privilegio che assegna al Ruiz «la piazza de Consigliero che vaca per morte de Ximenes». La cronologia del Toppi avrebbe potuto far pensare che il Ruiz fosse stato nominato pe' bisogni del processo del Campanella.

[435] Vedi Nicodemo, Addizioni copiose alla Biblioteca Napoletana del Toppi, Nap. 1683, e Cyprianus, Vita Th. Campanellae, Traiecti ad Rhenum 1741, pag. 69. Il memoriale nella raccolta Magliabechiana trovavasi intitolato «Epistola sociorum et parentum Fr. Thom. Campan.la J. Aldobrandino Nuntio Neapolitano» (nel Nicodemo leggesi malamente stampato «S. Aldobrandino» ma nel Cipriano leggesi esattamente). Riscontrando il Codice Magliabechiano menzionato anche altre volte (Campanellae et aliorum Op. varia Class. VIII, 6) alla fine del fol. 509, sotto l'ultimo verso si trova la parola «Epistola» per richiamo al principio del fol. seguente; ma, come si rileva appunto dalla numerazione e dalle tracce de' guasti avvenuti, furono quivi strappate ed involate molte carte, nelle quali, secondo la nota del Magliabechi pubblicata dal Nicodemo e dal Cipriano, erano compresi anche i «Concetti metodici o ammaestramenti politici di Fr. Tom. Campanella». Noi abbiamo potuto verificare che il furto avvenne in tempo molto rimoto; perchè sapendo esservi in quella Biblioteca il Catalogo a classi compilato dal medico Giovanni Targioni-Tozzetti fin dalla metà del secolo passato, ci siamo data la pena di consultarlo, e non vi abbiamo rinvenuta alcuna menzione nè dell'Epistola nè de' Concetti metodici. Avendo poi conosciuto che il D'Ancona avea trovato questi Concetti metodici in un Miscellaneo dell'Archivio Mediceo (Filza VIII, 6) siamo corsi a farne richiesta, nella speranza di trovare con essi anche l'«Epistola»: ma la speranza è riuscita vana, perocchè la detta Filza è stata scomposta, e i Concetti metodici si trovano staccati, senza alcuna traccia dell'«Epistola». Abbiamo potuto intanto verificare che la numerazione delle carte nelle quali si contengono questi Concetti metodici va dal fol. 519 al 537, e tornando al Codice Magliabechiano abbiamo trovato che dopo il fol. 509 si ha un fol. 517 che è tutto bianco, quindi il fol. 538 che reca i «Discorsi a' Principi d'Italia» etc. Adunque l'«Epistola», cominciando dal fol. 510, andava con ogni probabilità fino al 516 ed occupava 7 folii, circostanza da doverne far deplorare la perdita tanto maggiormente.

[436] Ved. la nostra Copia ms. de' proc. eccl. tom. 2.o, fol. 255 a 265. In questa Informazione, presa per conto del Nunzio, il Vicario generale Abate Achille Cittadino attesta che fra Pietro aveva un grande partito favorevole in Nicastro, e un testimone, incidentalmente, afferma che egli è fratello di fra Dionisio, il quale, fuggito in Turchia e rinnegato, dicevasi già morto in quel tempo. Il Capaccio (nel Forastiero, Nap. 1634 pag. 503) dice che fra Dionisio pagò la pena del suo peccato, perchè «un giorno quistionando con un Giannizzero fu ucciso». Ma bisogna accogliere con riserva altrettali dicerie, non raramente sorte pel desiderio di mostrare la punizione del peccato.—Degli altri frati non abbiamo notizia. Aggiungiamo solamente, circa fra Pietro di Stilo, qualche fatto singolare che risulta da un'Informazione presa contro di lui dal S.to Officio in data dell'11 luglio 1605 (ved. la cop. sud.ta tom. 2.o fol. 269 a 280). Un Lelio Macro di Pietrafitta, studente di legge condannato a morte, nelle sue ultime deposizioni prescrittele dal confessore affermò di essere stato in novembre 1604 per 22 giorni nel torrione del Castel nuovo, avervi conosciuto un fra Pietro Domenicano, aver saputo da lui che il Campanella era stato tradotto a S. Elmo e che col tempo sarebbe riuscito legislatore, aggiungendo che bisognava adorare il sole, la luna, le stelle, donde si aveva bene e male, suggerendogli anche le formole delle orazioni, e poi le solite storie sulla Trinità, sulla persona di Cristo, su Maria, su' luoghi di premio e di pena, su' sacramenti etc. Il Macro nominò pure altri individui che avrebbero dovuto conoscere fra Pietro e le sue opinioni, tra essi Ciommo dell'Erario e i due Baldini di Stilo (ad uno de' quali fra Pietro disse aver commesso di far ricopiare le difese del Campanella): nessuno de' nominati attestò cosa alcuna contro fra Pietro, e veramente, per quanto sappiamo almeno della sua avvedutezza, la cosa riesce incredibile; tuttavia come potrebbero spiegarsi le tante particolarità esposte da Lelio Macro, che hanno tanti riscontri? Si sarebbero forse alquanto diffuse tra' carcerati di quel tempo le notizie del processo dell'eresia e le orazioni a' pianeti?

[437] Queste ultime particolarità si leggono nella lettera a Mons.r Querengo da noi pubblicata (ved. Il Codice delle lettere etc. pag. 60); di tutte le altre riboccano le poesie e i libri, non che le altre lettere del tempo, segnatamente quelle pubblicate dal Centofanti.

[438] Così si espresse nella lettera al Re pubblicata dal Centofanti (pag. 91). Il ritorno di D. Garzia al comando in S. Elmo accadde nel luglio 1603; ved. Reg. Curiae vol. 55, an. 1603-1604 fol. 16, dove si legge la Commissione data al successore Marchese di Laino (D. Carlo de Cardines) Governatore di Calabria ultra «all'estirpatione de forasciti et annettare (sic) la detta provintia de quelli». La Commissione di sopraintendere alla fabbrica in Porto Longone fu data nell'aprile 1605; ved. Carteggio Veneto Napoli 1605, Resid. Pietro Bartoli, lett. del 26 aprile e seg.ti che rivelano anche i modi affatto selvaggi adoperati per procurare i lavoratori.

[439] Ved. vol. 1o pag. 91.

[440] Ved. le Poesie, ed. D'Ancona, pag. 105.

[441] Ibid. pag. 106-108.

[442] Ibid. pag. 138.

[443] Ibid. pag. 110 e 124.