[444] Ved. Il Codice delle lettere etc. pag. 42.
[445] Abbiamo dato questo brano nel vol. 1.o pag. 41 in nota.
[446] Ved. Lettere inedite di T. Campanella e Catalogo de' suoi scritti, Roma 1878 pag. 73.
[447] Possiamo dire che il Codice della Bibl. nazionale di Napoli sia stato scritto da un amanuense non napoletano ed anche ignorantissimo: difatti nel lib. 1.o cap. 3, vi si legge, «l'esperienza di quei che girano il mondo doppo la scoperta del Palombo», in vece di dire «del Colombo», e nel lib. 2.o cap. 26 si leggono le parole «coquiglie, ostraghe, incini», con dicitura non napoletana; ma tutto il contesto e mille altre parole sentono anche troppo del napoletano e mostrano l'originaria ricomposizione dell'opera. Il Codice della Casanatense in taluni punti ha miglior lezione, ma in generale è più scorretto: basti citare p. es. che là dove il Cod. nap. dice «el cavallo Montedoro di Mario dello Tuffo» etc., il Cod. rom. dice, «e il cavallo del Monte d'oro di Mario del Tufonico» etc. Potremmo riferire varie differenze non prive d'interesse; ma almeno due vogliamo notarne. La 1.a è, che nel Cod. rom. parecchie note marginali rimandano ad altre opere dell'autore; la 2.a è, che mentre il Cod. nap. nella fine dell'opera dice, «La quale (universale sapienza) sia pregata che me et te N. mio alzi alla sua dignità et cognoscenza, Amen», il Cod. rom. dice, «La qual sia pregata che me et Berillo mio alzi alla sua dignità et conoscenza et mandi presto il mio liberatore». Si sa dalle Poesie (Canzone di pentimento, senza alcun dubbio del 1613) che Berillo era D. Brigo di Pavia amico dell'autore, con ogni probabilità Cappellano del Castello dell'uovo, e si sa che nel 1613 l'opera era stata pur allora tradotta in latino: può dunque al Cod. rom. assegnarsi la data del 1610-1612, e su questa base possono valutarsi le altre piccole differenze tra' due Codici. Veniamo ora alla giustificazione delle cose notate sopra. I luoghi, ne' quali non si trovano le citazioni dell'Antimachiavellismo e de' Machiavellisti, come si trovano nella versione latina, sarebbero i cap. 24 e 25 del lib. 2.o: anche nel cap. 18 dello stesso libro si trova non citata l'autorità del Papa e qualche altra variante; nel resto non ci sono differenze contemplabili, e le citazioni della Metafisica e dell'Astronomia, si trovano egualmente nel lib. 1.o cap. 3, 6, 7, 13, e nel lib. 3.o cap. 2.—Pel ricordo di fra Pietro ved. il lib. 2.o cap. 20 e 21, e il lib. 3.o cap. 10; quivi c'è nome e cognome, «Pietro Prestera». Pel ricordo di D. Lelio Orsini, ved. il lib. 3.o cap. 9 e il lib. 4.o cap. 17; per quello riferibile a' Ponzii, il lib. 2.o cap. 21.—Pel ricordo dello stato di prigionia e delle altre circostanze personali dell'autore ved. lib. 1.o cap. 8, lib. 4.o cap. 17, lib. 4.o cap. 1.—Per l'argomento degli angeli e dei diavoli ved. lib. 1.o cap. 6 in fine, lib. 2.o cap. 25, lib. 3.o cap. 4 e 5, lib. 4.o cap. 1 e 2; segnatamente nel lib. 2.o cap. 25 si hanno le notizie delle apparizioni del diavolo e delle sue rivelazioni con tutte le conseguenze in persona del Campanella.
[448] Ved. Il Codice delle lettere etc. pag. 47.
[449] Le parole dello Scioppio son queste: «Consultatio de reditibus regni... 300 augendis mire mihi placuit»; ved. Berti, Nuovi Documenti etc. Rom. 1881 pag. 30. I Discorsi che pubblichiamo si leggono nel nostro Doc. 519, pag. 591.
[450] Anche allo Scioppio, prima che gli mandasse l'Ateismo, il Campanella avea scritto in termini aperti e chiari di aver visto non solo diavoli ma anche angeli (ved. il brano di lettera del 6 maggio 1607, pubblicato dal Centofanti nell'Archivio storico italiano 1866, pag. 86). Nell' Ateismo si limita a dire che si era accertato dell'esservi angeli e diavoli in sèguito de' mentovati esperimenti (ved. cap. 13.o in fine).
[451] Abbiamo detto già in altri luoghi che ve n'è una copia nella Bibl. nazionale di Napoli, un'altra nella Casanatense, ed un'altra anche nella Bibl. nacional di Madrid (L, 101): quest'ultima è mancante delle prime 14 carte ed ha per titolo, scritto in margine da altra mano, «Questiones filosoficas y astrologicas». L'«Appendix ad anticum» già esposta altrove (pag. 111) riusciva opportunissima ne' tempi a' quali siamo pervenuti: merita bene di essere considerata egualmente l'occasione in cui fu riprodotta.
[452] Le copie manoscritte di quest'opera, tuttora esistenti nelle diverse Biblioteche, offrono una variante nella distribuzione della materia e quindi nel numero de' Discorsi, oltre non poche varianti nella materia medesima. La Bibl. Brancacciana di Napoli ne ha due copie, una in italiano, l'altra tradotta in spagnuolo; la Nazionale ne ha una in spagnuolo; quella de' PP. Gerolamini una in italiano. Dippiù, sempre in italiano, ce n'è una copia nella Magliabechiana, ma scorrettissima; un'altra in Lucca, un'altra in Torino. Ancora un'altra se ne conserva in Parigi (Bibl. naz. num. nuov. Ital. 986). Si sa che nell'originale italiano i Discorsi furono già pubblicati dal Garzilli (Nap. 1848), poi anche dal D'Ancona (Torino 1854).
[453] Avvertiamo intanto che tra le nostre Illustrazioni i lettori potranno trovare raccolto in un Catalogo quanto finora abbiamo sparsamente detto circa le opere del Campanella; ved. Illustraz. VII, pag. 663.