Matematiche assorbenti.
Il cavaliere Alberto Cencetti — non soltanto è terribilmente miope — ma professore di matematiche e dei migliori, senz'altro. Algebra, geometria, trigonometria sono i cardini della sua esistenza; assorto sempre nei problemi della scienza che adora con passione, con frenesia, tutto il resto gli è indifferente; egli non è un uomo, ma un organismo composto di formule, di logaritmi. In casa o fuori, egli non pensa che alle sue cifre, alle sue equazioni, alle sue radici quadrate, ai suoi binomii e trinomii; mentre passeggia, con le mani incrociate sul dorso e gli occhi imbambolati, non vede nulla, non sente nulla, non fa che ruminare i suoi quesiti e sarebbe rimasto più volte sotto i legni e i carri, se i passanti caritatevoli non l'avessero afferrato per un braccio.
Spesso, per via Roma (l'ho visto io) finisce per battere la testa contro un fanale e — senz'avvedersi mai di che si tratti — lui si scansa, fa un leggiero inchino e mormora gentilmente:
Giorni fa, stava, meditabondo, sulla rotonda dei bagni a Sestri, seduto dietro una signora tutta vestita di bianco: una bella signora con certe spalle tornite come il torso di una statua fidiaca. A un certo punto, il professore alza gli occhi e li fissa sopra quelle giunonie spalle, tanto che io supponevo eccitassero in lui la dovuta ammirazione: ma invece cava di tasca un lapis e comincia a scrivere sulla vita della signora: 4 × 7 + 12 ÷ 4 + 11....