Per non essere disturbato dalla gente di casa, egli tiene due camere, a uso di studio, in piazza Nova e quando si dà il caso che deva escire da questo suo studiolo — ove spesso riceve visite d'alunni e di colleghi, — scrive sopra un pezzetto di lavagna l'ora in cui sarà di ritorno.
Un giorno, esce alle due e scrive sopra la lavagna:
Cencetti è fuori: tornerà alle 4.
Un quarto d'ora prima delle tre, gli viene in mente che ha da far visita all'avvocato Roselli, per certa sua causa civile, e tosto si mette in cammino; ma strada facendo, viene a passare per piazza Nova e, senz'altro, infila le scale del suo portone e arriva davanti all'uscio del proprio studio.
I suoi occhi distratti si fermano sulla lavagna, poi cava l'orologio, borbottando:
— Perdio: non torna che alle quattro e sono appena le tre!... Pazienza, aspetterò.
E si mette a sedere sopra uno scalino, sciogliendo una equazione di terzo grado sopra il muro.
Una mattina, più distratto che mai, assisteva alla messa nuziale di una sua nipote, che ha sposato un consigliere di prefettura.
Finita la cerimonia, la folla degl'invitati muove per uscire e il professore Cencetti si lascia trascinare, estatico, dalla corrente.