— Signora no: non ho avuto tempo.

— Io sola trovo tempo a tutto.

Pasquale:

— Sei un portento.

— Laverò io l'insalata!... datemi qua il sapone.

Poi, Celeste si stancò di far la massaia: la cucina le sciupava le mani: Pasquale si rannuvolò: allora lei diventò fastidiosa, bisbetica, seccata e seccantissima.

— Non sono mica la vostra serva.

Maria, un'ignorantona di prima qualità, mandava tutto a male, colazione e pranzo: Pasquale si sentiva offeso nel cuore e sopratutto nello stomaco. Ma Celeste non si volle impicciare di nulla e chiamò la madre, donna arcigna e strillona, a dirigere Maria con annessi e connessi. Pasquale ne fu infelicissimo: quella suocera era insopportabile, un vero demonio.