— Oh, giuro che si trattava d'una indigestione! — rispose l'ottimo Ottavio.

Poi, guardando con la coda dell'occhio il marchesino Jung e ridendo come un matto:

— Sebbene si trattasse d'un caso sospetto.... oh, molto sospetto!


I lampioni.

.... Quella sera, seduto sopra una colonnina di Monte Cavallo — nella poetica posa di tutti i grandi uomini giovanetti, derivati dal Colombo del Monteverde — me la godevo un mondo, alla vista di quel vasto ondeggiamento di folla in letizia, mentre i lanternini variopinti tremolavano su cappelli e cheppì, mentre i due simulacri dei Dioscuri, di oscuri si facevan luminosi, per la luce dei bengali, tingendosi in rosso, in verde, in viola — e l'acqua della fontana, mormorando insieme alla folla, pareva ora una pioggia di smeraldi, or di topazi. Quel formicolare gigantesco di luci e d'ombre, quel festoso gridìo che si spandeva nella serenità della notte romana, infondeva in me come negli altri un senso di giocondo entusiasmo e gli occhi si fermavano, con orgogliosa tenerezza, su quel gruppo di vecchi reduci dai patrii eserciti, da cui sorgeva una fila di lampioni oscuri, con lettere bianche e luminose, combinate in modo che risaltava in aria la scritta:

I VETERANI.