— Bella donna, non basta. Voglio farvi capire ch'ella era affascinante a dirittura. Un bocchino, disegnato da Greuze, abbozzava sorrisetti indefinibili pieni di malizia e d'ingenuità. Una vita da vespa, da stringerla così: in una mano. E guanti a dieci bottoni, notate bene, guanti a dieci bottoni!

— I bottoni, — borbottò Aristide, — sono una prova apodittica dell'esistenza dell'anima.

— I nostri sguardi s'incrociarono.... Vi risparmio il resto. Finito lo spettacolo, m'avviai per uscire. Ella mi stava dietro.... sentivo il suo alito profumato.... sentivo il suo sguardo; proprio così. Ritengo che il miglior modo di seguire una persona sia quello di precederla. Non si dà nell'occhio. Giunto nell'atrio, diedi una sbirciata indietro. Ella era scomparsa; era sgusciata non so dove. Figuratevi la mia disperazione!

— Ce la figuriamo; tira via.

— Passarono tre giorni.

— Tre anni?

— Tre secoli! Finalmente, un giorno, mentre passeggiavo per i giardini pubblici, m'imbattei nella bella sconosciuta. Era lontana venti passi da me. Ne avevo subito riconosciuto il piedino, quel piedino che m'era rimasto fotografato sul cuore.

— Oh, decadenza della fotografia!

— Anche lei m'aveva ravvisato, e mi guardava di traverso; mi faceva l'occhio di triglia, sorridendomi, al di sopra della spalla. E sempre con quel sorriso....

— Già ce l'hai dipinto; vai pure avanti.