— Tanto per darmi un po' di contegno, cavai di tasca un giornale. C'era un discorso di Gambetta; sei colonne di stampa minuta, minuta, me ne ricorderò finch'io viva. Ella si mosse lentamente e io dietro, fingendo di leggicchiare il discorso di Gambetta. Me lo perdoni l'illustre e compianto capo della maggioranza francese! Passo passo giungemmo in una viottola solitaria. Subivo una bizzarra allucinazione. I miei occhi s'erano smarriti tra le colonne del giornale.... tra una frase e l'altra del tribuno scorgevo un bastone e un piedino, un piedino e un bastone, un esercito di bastoni, un esercito di piedini.... Assorto in quella visione, non m'ero avvisto che la bella incognita s'era fermata e mi guardava sorridendo. Fui a un pelo di calpestarle lo strascico. Mi feci rosso come un gambero e borbottai non so che. Anch'ella arrossì.
— Perdinci!
— Sì, amici miei, ella arrossì e abbassò le ciglia....
— Lunghe e vellutate?
— Si sottintende. Il suo contegno era graziosamente impacciato; il mio, ridicolo a dirittura. Indovinate un po' come feci a cavarmela!
— Con un madrigale?
— Che! tutt'altro. Con un disgraziato e prosaico: Come sta? a cui rispose uno scroscio di risa.
— Sfido!
— Le son cose che non sì dicono neanche a una suocera.