— Precisamente. L'indomani ero qui, nello studio, sdraiato come adesso, affumicando il tempo, a furia di sigari, per affrettare l'ora della passeggiata. Tutto in un momento odo un fruscìo di seta, su per le scale, e due colpetti all'uscio....
— Era lei?
— Era lei. Potete figurarvi....
— Ci figuriamo, ci figuriamo! — borbottò Aristide, strozzando in fasce uno sbadiglio.
— Ella entra, tutta tremante, come una cervetta spaurita; chiudo l'uscio e casca nelle mie braccia.
— L'uscio?
— Lei. Questa volta non le domando come sta, ma le appiccico un bel bacio sui ricci d'ebano e rincaro la dose, fino.... a guarigione completa. Trascorso un minuto, ella, con le sue manine affusolate, si stropiccia gli occhi ed esclama: Sogno, o son desta?
L'avvocato Ludovico Bianchini si scosse di soprassalto.
— È una realtà, bella come un sogno! — io le dissi, con accento patetico. Successe una pausa. Indi la bella incognita si ristropicciò gli occhi, e ripetè, con un'intonazione differente:
— Ma, sogno, o son desta?