L'avvocato Ludovico Bianchini si agitò sulla sedia, coi segni dello stupore più manifesto.

— Con tutti quei sogni, — proseguì Raffaello, — ero lì lì per cavarci i numeri del lotto. Ma, dopo tutto, le passai un braccio intorno alla vita e la feci sedere accanto a me.

— Furfante! — gridò Aristide, con una smorfia di vecchio satiro.

— Ella riaperse le sue labbra divine, e sospirò: Sogno, o son desta? Questa frase era evidentemente un vizio organico di quella leggiadra, ma imperfetta creatura.

— Ma sì, ma sì, proprio un vizio organico! — gridò l'avvocato Bianchini, levandosi in piedi; — è una cosa che fa orrore!

— Ha però il suo lato poetico.

— Ripeto; è una cosa che fa orrore. Ti posso ridire anche tutti gli altri intercalari di quella signora.

— Come! la conosceresti?

— Se la conosco.... Dio dei cieli! È da due mesi che io la sento dire: Sogno, o son desta? È da oltre due mesi che io la sento ripetere: È un oblìo di me stessa! Oppure: Io vivo d'illusioni!

— È vero, perdinci! e anche di frequente: Una donna che ha avuto tanti dispiaceri....