— So tutto, so tutto! — esclamava il proprietario di calli e di latifondi, stringendo all'inglese la mano di Raffaello. — Natalina mi ha svelato ogni cosa. Che burloni!... Ah, l'avete concertata graziosa, ah! ah! potete vantarvene.... ah! ah!... Cara, quella storia del piedino: ben ideata!... e quel birbaccione d'avvocato! che muso duro, quello lì!... Natalina, poi, è nata apposta per immaginare farsette di questo genere!... E io, imbecille, che ci son cascato!...

— Sicuro; tu, imbecille, che.... ah! ah!

Raffaello non sapeva che diavolo rispondere e rideva anche lui d'un riso da scimunito.

Calmata la rumorosa ilarità, Aristide ripigliò:

— Ma ora parliamo sul serio. Tra poco, si conchiuderà il matrimonio e io voglio che tu, per quell'epoca, mi consegni il ritratto di Natalina. Sai? voleva farmene una sorpresa!... Ma ora è inutile, già.

— Lascia fare a me, — balbettò Raffaello.

— Ora, poi, corro subito da Bianchini, affinchè solleciti la lite della successione. Non voglio impicci, io. Addio; stammi allegro! Ricordati che hai da essere uno de' miei testimoni. E anche Lodovico, quel caro matto!... A rivederci.

Un mese dopo, il sindaco di M.... univa in matrimonio Aristide Moreni e Natalina Galimberti, alla presenza di Raffaello Marchetti, pittore, e Lodovico Bianchini, avvocato, nati e domiciliati in quella città.

La sposa, entrando nella camera nuziale, si abbandonò tra le braccia del marito, si stropicciò gli occhi e mormorò languidamente: