L'onorevole Scacchetti straccia le ultime lettere e le butta, come le altre, nel cestino, borbottando tra sè:

— Di questo passo sarò costretto a stipendiare un uomo robustissimo, per dar la saliva ai francobolli.

La signora (con sarcasmo). — Il faut payer sa gloire.

Il commendatore (allargando le braccia). — Fammi il piacere, Diodata mia, non mi seccare anche te. È pronta la colazione?

La signora. — Che pronta d'Egitto! La donna non ha potuto uscire che alle dieci e mezzo: lo sai bene!

Il commendatore (con tremolìo convulso alla gamba destra, e occhi alzati al soffitto). — Sempre così. Non c'è caso che mi si voglia capire. Quando dico le undici, intendo dire le undici: se comando la colazione per le undici, è proprio per le undici che voglio fare colazione. Come parlo? parlo turco? parlo indiano?

La signora. — Dopo tutto, non sono che le undici e venti, sai.

Il commendatore. — Sì, ma la colazione non sarà pronta che a mezzogiorno; un'altra volta che dico alle undici, e non si dà proprio alle undici, vado alla trattoria.