La signora. — Già: il signore fa presto: lui se ne va alla trattoria. La moglie non gli viene neppure in mente. Si capisce!

Il commendatore. — Ti ho mai fatto morir di fame? e dunque? che cosa strilli?

La signora. — E tu, di che strilli?

Il commendatore. — Strillo perchè ci ho ragione di strillare. Alle dodici in punto, devo essere alla Camera, se no Morana si stranisce e mi fa il muso.

La signora. — E che mi preme del tuo Morana?

Il commendatore. — Preme a me, se non a te: oggi appunto devo raccomandare il tetto della casa penale di Corpuscoli, articolo 78 del bilancio. Il tetto sarà rifatto ugualmente, ma importa che gli elettori lo credano rifatto per merito mio.

La signora (smettendo di lavorare). — La vera casa penale è questa, sì signore: è questa: e io sono la povera e unica condannata alla casa penale. La mattina (contando sulle dita) ti svegli di malumore, brontoli e te ne vai via. Dici che vai agli uffizi. Sarà. Il marito di Lilla non va mai mai agli uffizi, eppure è più deputato e più commendatore di te. Alle due ci hai la seduta, anzi, adesso c'è quest'altra bella novità delle commissioni. Fino alle sei, dici tu, stai alla Camera. Io sono stata cinque o sei volte alla tribuna (con biglietto che mi ha dato Pullè, perchè tu non ci pensi) e non ti ho visto mai, mai....

Il commendatore (arrossendo). — Ero nel seno....

La signora. — .... d'una commissione, lo so.... m'hai sempre detto così. Vieni a casa alle sei.... altro brontolìo. Il pranzo non ti va. Tutto è cucinato male. Ti domando come si passa la serata, e tu mi dici che hai la riunione della maggioranza alla Minerva, o che so io. Io ti chiedo se si va al teatro, e tu mi dici che c'è la riunione del tuo gruppo. Ti prego d'accompagnarmi in casa Serafini, e tu mi dici che hai da chiedere schiarimenti d'urgenza al ministro d'industria e commercio. Ma è possibile ch'io continui questa vitaccia d'inferno?