Son molti anni che conosco il chellerino, poichè l'ho conosciuto anche nei tempi in cui si chiamava Menico. Era appena venuto di ciociaria e s'era adattato al servizio del barone di Cerami, passando alternativamente dalle funzioni di mozzo di stalla a quelle d'aiuto al cameriere di servizio alla tavola, quando a pranzo c'era più gente del solito.

Circa il servizio da tavola, Menico ha esordito in una maniera splendidissima.

Era un giovedì e nella bella sala da pranzo del barone di Cerami, coi mobili di noce intagliati e i grandi piatti arabo-siculi appesi alle pareti, c'era una decina di convitati, quasi tutti, per via della Camera o del Senato, appartenenti alla politica.

Prima d'andare in tavola, il barone chiama Menico davanti a una credenza e gli dice:

— Tu non avrai altro da fare che servire i vini. Sai leggere, nevvero?

— Sissignore.

— Bene: queste bottiglie hanno ciascuna la relativa etichetta. Vedi? questo è Saint-Julien, questo è Pomard, quest'altro è Chambertin, eccetera, eccetera. Tu prendi la bottiglia, ti avvicini alla destra d'ogni convitato, senza urtargli il braccio o la sedia, versi piano piano e, mentre versi, gli dici sotto voce il nome. Hai capito?

— Non dubiti.

Ci mettiamo a tavola e il pranzo comincia. Menico afferra una bottiglia, s'avvicina al deputato Colaianni, versa del vino e, nel versare, invece di dire: Saint-Julien, si curva all'orecchio del deputato e gli bisbiglia:

— Onorevole Colaianni!