VIVA
PROCOPIO
DE COLLEPRANIS.
E non basta. I lampioni, ogni tanto, avrebbero dovuto mutar posto con precisione matematica, per comporre delle nuove scritte, in onore del sindaco, degli anagrammi più o meno riusciti, come sarebbe questo:
VIVA
IL SINDACO EROE.
Fatti i lanternoni, il maestro riunì attorno a sè venticinque analfabeti di buona volontà e li educò militarmente con la pazienza d'un vecchio sergente istruttore che ha da insegnare a reclute di montagna quale sia la man destra e quale la sinistra.
Il maestro Ciuffetti, venuto il gran giorno (era una domenica, sull'avemaria) tenne i suoi militi sotto le armi per sei ore di seguito, poi dichiarò al comitato ch'egli era pronto a scendere in piazza.
Sull'imbrunire, si formò il corteo che dai casotti del dazio, attraversando la via principale, si mosse lentamente verso la piazza del municipio.
I lampioni, ordinati con cura dal maestro Ciuffetti, partirono insieme come un lampione solo, facendo vedere sopra una linea le parole:
VIVA PROCOPIO DE COLLEPRANIS.
Ma, dopo cento passi, l'ondeggiamento irregolare della folla aveva già sensibilmente alterato la situazione dei lampioni, senza contare che un'R s'era fermata a un'osteria per berne un quintino, e tentava inutilmente di raggiungere il suo posto già invaso da un'N.
Quando si fu vicini alla chiesa parrocchiale, il prevosto — nemico politico del maestro — apparve, con un sorriso sarcastico, sulla gradinata.