— Ah! e t'hai goduto, dunque, tutto quanto lo spettacolo?

Menico quasi s'inginocchia:

— No!... mi perdoni, signor barone! ce n'era ancora un atto, ma son venuto via, perchè cascavo dal sonno.

Visto e considerato che l'idiotismo di Menico era cronico, il barone lo licenziò, ma il poveraccio lo assediò con tanti piagnistei, che il barone gli promise di trovargli un posto, e finì per trovargliene uno che gli parve adatto ai mezzi intellettuali del ciociaro.

Si trattava unicamente di stare nell'anticamera d'una signora elegantissima, che riceveva molte visite e che aveva una bellissima casa, senz'avere un casato, poichè sopra le sue carte di visita non si leggeva che questo nome biblico e laconico: Sara. Sara è una delle più piacevoli etére del demimonde romano, di quelle che hanno un certo contegno e riescono perfino, nelle grandi riunioni, a intrufolarsi nella cosidetta buona società.

— Le tue funzioni, — aveva detto Sara a Menico, — sono semplicissime: devi rispondere a chi viene secondo gli ordini e le istruzioni che avrai: sopratutto, non devi vedere e non devi sentire che ciò ch'io voglio che tu veda o senta.

— Stia tranquilla.

Un'ora dopo, Sara si presenta in anticamera e chiama:

— Menico.